Il bello della razza umana è che non finisce mai di stupirmi. Il brutto della razza umana è che mi stupisce quasi sempre in senso negativo. Questa volta a stupirmi sono stati due "giochi" alquanto di cattivo gusto.
Il primo è stato ideato da una coppia di buontemponi. Questi soggetti, dopo aver formato una gang, hanno indossato una maschera bianca e una felpa nera con il cappuccio e hanno deciso di impiegare il loro tempo spaventando degli ignari passanti per le strade di Milano. Lo scherzo consisteva nel far credere al malcapitato di turno di essere sul punto di essere aggredito per poterne filmare le reazioni. Una candid camera horror, in pratica. Bello, complimenti. Mi stupisco del fatto che a nessuno dei passanti sia venuto un attacco di cuore per lo spavento. Pare però che uno dei fortunati che hanno subito lo scherzo abbia cercato di difendersi brandendo una bottiglia. Mi dispiace che non l'abbia spaccata in testa a qualcuno di questi burloni: sarebbe stata una buona occasione per rinsavire.
Il secondo scherzone di pessimo gusto è il "Knockout game". E' una moda che è partita dagli americani (strano, eh?) e che gli italiani hanno prontamente copiato (ancora più strano, no?). Il gioco consiste nel fermare un passante chiedendogli una sigaretta per poi tirargli un pugno in faccia mentre lui è distratto. Lo scopo del gioco è mandarlo KO, ovviamente. Anche perché lasciarlo in piedi dopo un cazzotto in faccia potrebbe essere pericoloso visto che il malcapitato potrebbe reagire. Attualmente questi"scherzi" stanno prendendo piede a Roma, Napoli, Venezia e Brescia. Io spero solo che un giorno o l'altro questa scena si svolga davanti a un esperto di arti marziali e che ha voglia di far andare un po' le mani per difendere un innocente. Lo spero davvero tanto. Anche questa potrebbe essere un'occasione di redenzione.
Queste storie mi hanno fatto capire alcune cose. La prima è che ormai il genere umano sta andando in rovina. Il QI medio della razza umana è in caduta libera a quanto pare. Non trovo altra spiegazione a questi comportamenti da decerebrati. La seconda cosa è che se in America va di moda un comportamento malsano noi non possiamo farcelo mancare: il fast food, i pop corn al cinema, l'obesità, i pugni immotivati. Non ci facciamo mancare nulla, a parte la possibilità di comprare armi come se fossero caramelle. La terza cosa che ho capito è che è una fortuna che io non possegga una pistola o una massa muscolare sufficiente perché di fronte a scherzi del genere avrei già fatto dei morti. Parecchi morti.
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lunedì 29 settembre 2014
mercoledì 17 settembre 2014
Fino a che punto
Mi scuso con i miei 50 lettori per la mia lunga assenza che probabilmente avrà contribuito a dimezzarli facendomi tornare ai 25 lettori di manzoniana memoria. E' stata un'estate intensa, non solo per me. Di cose ne sono successe tante e ne succedono ogni giorno.
Oggi, ad esempio, mentre girovagavo su Facebook alla ricerca dell'ispirazione, mi sono imbattuta in uno di quegli odiosi annunci sponsorizzati. No, non era quello di Angelina Jolie che ha perso millemila tonnellate di peso prendendo la pillolina magica. Era qualcosa ancora più inquietante.
L'annuncio in questione mi proponeva, per la modica cifra di circa 16 euro (scarsi) al mese, di far recapitare a casa mia un pacco mensile contenente tutta una serie di prelibatezze, giocattoli e prodotti per la pulizia. Ops, scusate. Mi stavo dimenticando di dirvi che la scatola è per il cane, non per gli umani. Siete sorpresi, vero? Anche il cane nella foto dell'annuncio lo era.
Ora, io amo gli animali in generale (a parte rettili e insetti, ovviamente) e i cani in particolare, però forse stiamo esagerando. Non ne sto facendo una questione di costo. 16 euro al mese non sono una cifra esorbitante, equivalgono più o meno a 3 o 4 pacchetti di sigarette. E' il concetto che ci sta dietro che mi lascia perplessa: consumismo canino. Come se il nostro cane avesse bisogno di una scatola piena di cianfrusaglie per essere felice. Non rendiamo gli animali più complicati di quello che sono in realtà: cibo e coccole in abbondanza sono tutto ciò di cui hanno bisogno. Non pretendono neanche una cuccia calda, a loro bastano il nostro amore e il nostro tempo. Cosa se ne fa il tuo cane di una scatola da 16 euro impacchettata da un estraneo se poi tu non hai tempo per farlo giocare con la pallina o per dargli i grattini dietro le orecchie? Certo, una volta che hai dato al tuo cane cibo e coccole allora puoi anche comprargli una scatola piena di cose per lui, ma a lui non importerà poi così tanto.
Fino a che punto vogliamo andare avanti a umanizzare gli animali e a trasformare noi stessi in bestie? Che senso ha battersi per i diritti di un orso se poi ci voltiamo dall'altra parte quando una ragazza viene maltrattata in mezzo a una strada? Perché siamo disposti a rinunciare alla carne per salvare qualche animale ma non siamo disposti a essere gentili con il prossimo quando abbiamo una giornata no?
Oggi, ad esempio, mentre girovagavo su Facebook alla ricerca dell'ispirazione, mi sono imbattuta in uno di quegli odiosi annunci sponsorizzati. No, non era quello di Angelina Jolie che ha perso millemila tonnellate di peso prendendo la pillolina magica. Era qualcosa ancora più inquietante.
L'annuncio in questione mi proponeva, per la modica cifra di circa 16 euro (scarsi) al mese, di far recapitare a casa mia un pacco mensile contenente tutta una serie di prelibatezze, giocattoli e prodotti per la pulizia. Ops, scusate. Mi stavo dimenticando di dirvi che la scatola è per il cane, non per gli umani. Siete sorpresi, vero? Anche il cane nella foto dell'annuncio lo era.
Ora, io amo gli animali in generale (a parte rettili e insetti, ovviamente) e i cani in particolare, però forse stiamo esagerando. Non ne sto facendo una questione di costo. 16 euro al mese non sono una cifra esorbitante, equivalgono più o meno a 3 o 4 pacchetti di sigarette. E' il concetto che ci sta dietro che mi lascia perplessa: consumismo canino. Come se il nostro cane avesse bisogno di una scatola piena di cianfrusaglie per essere felice. Non rendiamo gli animali più complicati di quello che sono in realtà: cibo e coccole in abbondanza sono tutto ciò di cui hanno bisogno. Non pretendono neanche una cuccia calda, a loro bastano il nostro amore e il nostro tempo. Cosa se ne fa il tuo cane di una scatola da 16 euro impacchettata da un estraneo se poi tu non hai tempo per farlo giocare con la pallina o per dargli i grattini dietro le orecchie? Certo, una volta che hai dato al tuo cane cibo e coccole allora puoi anche comprargli una scatola piena di cose per lui, ma a lui non importerà poi così tanto.
Fino a che punto vogliamo andare avanti a umanizzare gli animali e a trasformare noi stessi in bestie? Che senso ha battersi per i diritti di un orso se poi ci voltiamo dall'altra parte quando una ragazza viene maltrattata in mezzo a una strada? Perché siamo disposti a rinunciare alla carne per salvare qualche animale ma non siamo disposti a essere gentili con il prossimo quando abbiamo una giornata no?
martedì 13 maggio 2014
Vip minorati
Ero in preda a un blocco creativo, fino a quando la mia amica Benni mi ha fatto scoprire un angolo di Facebook a me totalmente sconosciuto. Dopo un primo momento di autismo da shock, ho brillantemente superato il blocco. Non potevo non condividere con i miei cari lettori questa perla.
Stiamo parlando di una pagina Fb con circa 3000 "mi piace" chiamata "Vip di torino". Sì, con la "t" minuscola. Già questo dovrebbe esservi d'aiuto nell'immaginare la levatura culturale della pagina in questione. A detta della mia amica, esistono pagine analoghe anche per altre città d'Italia. Perdonatemi, ma non ho avuto il coraggio di verificare. Ho deciso di fidarmi sulla parola. Ero già abbastanza perplessa così.
Lo scopo di questa pagina, se proprio vogliamo trovargliene uno, è quello di pubblicare foto di persone. Mi spiego meglio. Un soggetto interessato, invia la sua foto e il suo nome alla pagina e l'amministratore la pubblica. Rigorosamente con il commento "Quanti like per (nome del soggetto)? :)" E fin qui sarebbe una cosa quasi accettabile. Gioia e dolore di qualunque soggetto con un disturbo narcisistico di personalità, ma comunque accettabile.
Il problema, a mio parere (e anche a parere di chi mi ha segnalato questa pagina), è che l'età media dei soggetti in questione si assesta attorno ai 13 anni. No, non sto scherzando. Tanto per cominciare vorrei sapere per quale motivo questi bimbiminkia si arrogano il diritto di farsi chiamare "Vip". Secondariamente, vorrei capire perchè dei ragazzini di 12-13 anni sentono il bisogno di far pubblicare le loro foto su Fb per ricevere dei "like". Dio, quanto odio la parola "like".
Ciò che rende inquietante questa pagina, però, sono i contenuti delle foto. Non dovete pensare che ci siano dei normali ragazzini che cercano popolarità condividendo con gli internauti le loro foto migliori. E' molto peggio di così. C'è Alessia, dell'apparente età di 14 anni (anagraficamente ne ha probabilmente meno), che indossa un abitino striminzito cosparso di paillettes più adatto a una coniglietta di Playboy che a un'adolescente. Poi c'è Giuseppe, 6 anni per gamba, che con sguardo di sfida fuma una sigaretta con la mano sinistra mentre nella destra tiene un cartello "Vietato fumare". E come dimenticare Alice, 13 anni a essere generosi, che si mostra al mondo in mutande e canottiera con un'espressione degna delle peggiori fashion blogger?
Quello che mi chiedo è: ma perchè? Perchè questi ragazzini hanno bisogno di cercare conferme in questo modo? Perchè c'è qualcuno che li asseconda tenendo in piedi questa pagina degli orrori? E soprattutto, perchè a nessuno è ancora venuto in mente di chiudere questo scempio?
Stiamo parlando di una pagina Fb con circa 3000 "mi piace" chiamata "Vip di torino". Sì, con la "t" minuscola. Già questo dovrebbe esservi d'aiuto nell'immaginare la levatura culturale della pagina in questione. A detta della mia amica, esistono pagine analoghe anche per altre città d'Italia. Perdonatemi, ma non ho avuto il coraggio di verificare. Ho deciso di fidarmi sulla parola. Ero già abbastanza perplessa così.
Lo scopo di questa pagina, se proprio vogliamo trovargliene uno, è quello di pubblicare foto di persone. Mi spiego meglio. Un soggetto interessato, invia la sua foto e il suo nome alla pagina e l'amministratore la pubblica. Rigorosamente con il commento "Quanti like per (nome del soggetto)? :)" E fin qui sarebbe una cosa quasi accettabile. Gioia e dolore di qualunque soggetto con un disturbo narcisistico di personalità, ma comunque accettabile.
Il problema, a mio parere (e anche a parere di chi mi ha segnalato questa pagina), è che l'età media dei soggetti in questione si assesta attorno ai 13 anni. No, non sto scherzando. Tanto per cominciare vorrei sapere per quale motivo questi bimbiminkia si arrogano il diritto di farsi chiamare "Vip". Secondariamente, vorrei capire perchè dei ragazzini di 12-13 anni sentono il bisogno di far pubblicare le loro foto su Fb per ricevere dei "like". Dio, quanto odio la parola "like".
Ciò che rende inquietante questa pagina, però, sono i contenuti delle foto. Non dovete pensare che ci siano dei normali ragazzini che cercano popolarità condividendo con gli internauti le loro foto migliori. E' molto peggio di così. C'è Alessia, dell'apparente età di 14 anni (anagraficamente ne ha probabilmente meno), che indossa un abitino striminzito cosparso di paillettes più adatto a una coniglietta di Playboy che a un'adolescente. Poi c'è Giuseppe, 6 anni per gamba, che con sguardo di sfida fuma una sigaretta con la mano sinistra mentre nella destra tiene un cartello "Vietato fumare". E come dimenticare Alice, 13 anni a essere generosi, che si mostra al mondo in mutande e canottiera con un'espressione degna delle peggiori fashion blogger?
Quello che mi chiedo è: ma perchè? Perchè questi ragazzini hanno bisogno di cercare conferme in questo modo? Perchè c'è qualcuno che li asseconda tenendo in piedi questa pagina degli orrori? E soprattutto, perchè a nessuno è ancora venuto in mente di chiudere questo scempio?
martedì 25 marzo 2014
Mode a catena
C'era una volta la catena di Sant'Antonio, da fare rigorosamente per lettera. Poi ci siamo informatizzati e le catene si sono propagate virulente nelle caselle di posta elettronica. Email minatorie che auguravano le peggiori sciagure a chiunque avesse osato anche solo pensare di interrompere la catena. Racconti interminabili di persone che avevano trovato la soluzione ai loro insormontabili problemi semplicemente inviando ad amici, parenti e conoscenti la miracolosa lettera elettronica.
Poi la tecnologia si è evoluta. E il cervello umano si è inesorabilmente involuto. Così le mode sono cambiate. Di certo non in meglio.
Con l'avvento di smartphone sempre più intelligenti, la gente ha sentito il bisogno di abbassare la propria intelligenza per non far sfigurare gli aggeggi tecnologici che teneva in mano. Ed ecco che sono nate le due mode del momento.
Non mi dilungo sull'idiozia dello sfidare dei malcapitati amici a bere quantità impensabili di alcool. Mi basta dire che all'estero sono morti dei ragazzini. E in Italia non ci siamo andati tanto lontano.
La ancora più nuova e, se possibile, ancora più stupida moda del web, però, è il "sellotape selfie". Il nome deriva dalla marca di nastro adesivo più famosa del Regno Unito, la sellotape per l'appunto, e dalla parola inglese che indica le foto fatte a se stessi. Da questa mia spiegazione si deduce che l'ingrediente principale sia lo scotch. Ma usato come? Se non siete già seduti, sedetevi perché potreste non reggere il colpo.
Lo scopo del "gioco" è avvolgere la propria faccia con il nastro adesivo fino a ottenere espressioni mostruose. A quel punto un bel selfie e via su Facebook! Ovviamente il lavoro non è completo se non si nominano degli altri idioti affinché compiano la stessa epica idiozia. Vediamo quanto tempo dovrà passare prima che qualche decerebrato si soffochi con il nastro adesivo.
È proprio vero che la madre dei cretini è sempre incinta. E che certa gente è più stupida del proprio cellulare.
Poi la tecnologia si è evoluta. E il cervello umano si è inesorabilmente involuto. Così le mode sono cambiate. Di certo non in meglio.
Con l'avvento di smartphone sempre più intelligenti, la gente ha sentito il bisogno di abbassare la propria intelligenza per non far sfigurare gli aggeggi tecnologici che teneva in mano. Ed ecco che sono nate le due mode del momento.
Non mi dilungo sull'idiozia dello sfidare dei malcapitati amici a bere quantità impensabili di alcool. Mi basta dire che all'estero sono morti dei ragazzini. E in Italia non ci siamo andati tanto lontano.
La ancora più nuova e, se possibile, ancora più stupida moda del web, però, è il "sellotape selfie". Il nome deriva dalla marca di nastro adesivo più famosa del Regno Unito, la sellotape per l'appunto, e dalla parola inglese che indica le foto fatte a se stessi. Da questa mia spiegazione si deduce che l'ingrediente principale sia lo scotch. Ma usato come? Se non siete già seduti, sedetevi perché potreste non reggere il colpo.
Lo scopo del "gioco" è avvolgere la propria faccia con il nastro adesivo fino a ottenere espressioni mostruose. A quel punto un bel selfie e via su Facebook! Ovviamente il lavoro non è completo se non si nominano degli altri idioti affinché compiano la stessa epica idiozia. Vediamo quanto tempo dovrà passare prima che qualche decerebrato si soffochi con il nastro adesivo.
È proprio vero che la madre dei cretini è sempre incinta. E che certa gente è più stupida del proprio cellulare.
lunedì 16 dicembre 2013
Cani da denuncia
Il mondo è bello perchè è vario. O avariato, dipende dai punti di vista. Attualmente propongo più per la seconda. Soprattutto dopo che due cani sono stati denunciati e rinchiusi per stupro.
Siamo in un paesino vicino a Taranto. Una donna, sulla cui sanità mentale ho qualche dubbio, ha denunciato ai Carabinieri due cani. Secondo la sua versione, i due quadrupedi erano intenzionati a violentarla e, mentre uno la teneva ferma, l'altro la spogliava. Non so se è più assurda la denuncia il fatto che i Carabinieri abbiano preso sul serio la denuncia e abbiano rinchiuso le due povere bestie in canile.
Quando la notizia mi è stata raccontata non ci volevo credere. "Sai, una donna ha denunciato due cani per stupro.." "Due cosa?" "Due cani!" "Due cani??" "Si, hai presente quegli animali con quattro zampe e la coda??" Giuro, il dialogo è andato proprio così. Scusate, ma il mio cervello si è rifiutato per almeno 5 minuti di collegare la parola "cani" alla parola "stupro". Va veramente oltre i limiti della mia immaginazione. Soprattutto non posso immaginarmi due cani che si mettono d'accordo per pianificare la violenza e spartirsi i compiti.
Ammetto di essere di parte. In quanto padrona di due cani, provo per i quadrupedi abbaianti un amore incondizionato. Ma, sempre in quanto padrona di due cani, so anche come questi animali si comportano. Mi è capitato più di una volta di vedere il mio cane, o quello di qualche mia amica, attaccarsi alla gamba di qualcuno. Tutto, però, si è sempre risolto con un sonoro "Smettila" e una sonora risata da parte della "vittima" e di tutti gli spettatori. Comunque non ho mai visto un cane cercare di spogliare un umano. Anzi, credo che, in quanto cane, non concepisca nemmeno l'idea di dover spogliare il proprio "partner" prima di consumare. Di solito le cagne sono già come mamma le ha fatte. Pronte all'uso.
A quanto pare i Carabinieri che hanno raccolto la denuncia hanno reagito in modo meno incredulo di quanto avrei fatto io. Probabilmente, dopo un primo momento di sbigottimento, mi sarei fatta una risata e avrei contattato uno psichiatra. Uno bravo possibilmente. Per la signora, non per i cani ovviamente. Che poi, se vogliamo prendere seriamente la denuncia, i due quadrupedi hanno diritto a un avvocato e a un regolare processo. Se è per assecondare i folli, almeno facciamolo fino in fondo.
E invece no. Le due povere bestiole sono finite dritte dritte in prigione senza passare dal Via. Con gli stupratori a due zampe non va mai a finire così. Purtroppo.
Siamo in un paesino vicino a Taranto. Una donna, sulla cui sanità mentale ho qualche dubbio, ha denunciato ai Carabinieri due cani. Secondo la sua versione, i due quadrupedi erano intenzionati a violentarla e, mentre uno la teneva ferma, l'altro la spogliava. Non so se è più assurda la denuncia il fatto che i Carabinieri abbiano preso sul serio la denuncia e abbiano rinchiuso le due povere bestie in canile.
Quando la notizia mi è stata raccontata non ci volevo credere. "Sai, una donna ha denunciato due cani per stupro.." "Due cosa?" "Due cani!" "Due cani??" "Si, hai presente quegli animali con quattro zampe e la coda??" Giuro, il dialogo è andato proprio così. Scusate, ma il mio cervello si è rifiutato per almeno 5 minuti di collegare la parola "cani" alla parola "stupro". Va veramente oltre i limiti della mia immaginazione. Soprattutto non posso immaginarmi due cani che si mettono d'accordo per pianificare la violenza e spartirsi i compiti.
Ammetto di essere di parte. In quanto padrona di due cani, provo per i quadrupedi abbaianti un amore incondizionato. Ma, sempre in quanto padrona di due cani, so anche come questi animali si comportano. Mi è capitato più di una volta di vedere il mio cane, o quello di qualche mia amica, attaccarsi alla gamba di qualcuno. Tutto, però, si è sempre risolto con un sonoro "Smettila" e una sonora risata da parte della "vittima" e di tutti gli spettatori. Comunque non ho mai visto un cane cercare di spogliare un umano. Anzi, credo che, in quanto cane, non concepisca nemmeno l'idea di dover spogliare il proprio "partner" prima di consumare. Di solito le cagne sono già come mamma le ha fatte. Pronte all'uso.
A quanto pare i Carabinieri che hanno raccolto la denuncia hanno reagito in modo meno incredulo di quanto avrei fatto io. Probabilmente, dopo un primo momento di sbigottimento, mi sarei fatta una risata e avrei contattato uno psichiatra. Uno bravo possibilmente. Per la signora, non per i cani ovviamente. Che poi, se vogliamo prendere seriamente la denuncia, i due quadrupedi hanno diritto a un avvocato e a un regolare processo. Se è per assecondare i folli, almeno facciamolo fino in fondo.
E invece no. Le due povere bestiole sono finite dritte dritte in prigione senza passare dal Via. Con gli stupratori a due zampe non va mai a finire così. Purtroppo.
domenica 1 dicembre 2013
Dieta morbida
Ogni mattina un idiota si sveglia e inventa una nuova dieta. Ogni mattina un'idiota si sveglia e scopre nella nuova dieta la soluzione a tutti i suoi problemi. L'ultima moda tra le ragazzine e le modelle è mangiare il cotone. Ma non cotone normale. Cotone imbevuto di succo di frutta. Ohhh. Chissà quando tornerà di moda andare da uno psichiatra per farsi curare.
Pare che mangiare il cotone inzuppato di succo di frutta sia la strada giusta per il dimagrimento rapido e (quasi) indolore. Sinceramente, non stento a crederlo. Il cotone è una fibra che il nostro sistema digerente non digerisce. Se non lo digerisce, non lo assorbe. Se non lo assorbe, non lo accumula. Se non lo accumula, non ci fa ingrassare. Fila tutto liscio come l'olio. Il succo di frutta credo serva semplicemente a indorare la pillola e a illudere il nostro organismo di aver mangiato qualcosa. Giusto per evitare che la glicemia scenda sotto le scarpe. In più, il cotone fa volume nello stomaco e causa un pressochè istantaneo senso di sazietà. Dite addio alla fastidiosa fame che ha sempre accompagnato tutte le diete.
Quello che sicuramente queste poverine non sanno è che il nostro stomaco il cotone non lo digerirà mai. E quindi i batuffoli si accumuleranno uno dopo l'altro. Rivestiranno lo stomaco. Ostruiranno l'intestino. Bello vero? Senza contare i problemi che derivano da una dieta totalmente priva dei nutrienti e delle vitamine essenziali per tenere in piedi quella fantastica macchina che è il corpo umano.
Siamo davvero a questo punto? Siamo davvero arrivati a mangiare cose non commestibili pur di mantenere una forma fisica "perfetta"? Possiamo davvero definire perfetta la forma fisica che deriva dalla denutrizione? Sono davvero belle queste modelle che sembrano uscite da un campo di concentramento nazista?
Vorrei che un giorno le donne dicessero basta. Basta alla dieta perpetua. Basta alla ricerca di una perfezione che non esiste. Nessun uomo sano di mente amerà mai uno scheletro intrattabile che non mangia niente quando viene trascinato a cena fuori. E se il vostro uomo vi vuole scheletriche, dovrebbe consultare anche lui uno psichiatra. Uno molto bravo, mi raccomando.
Pare che mangiare il cotone inzuppato di succo di frutta sia la strada giusta per il dimagrimento rapido e (quasi) indolore. Sinceramente, non stento a crederlo. Il cotone è una fibra che il nostro sistema digerente non digerisce. Se non lo digerisce, non lo assorbe. Se non lo assorbe, non lo accumula. Se non lo accumula, non ci fa ingrassare. Fila tutto liscio come l'olio. Il succo di frutta credo serva semplicemente a indorare la pillola e a illudere il nostro organismo di aver mangiato qualcosa. Giusto per evitare che la glicemia scenda sotto le scarpe. In più, il cotone fa volume nello stomaco e causa un pressochè istantaneo senso di sazietà. Dite addio alla fastidiosa fame che ha sempre accompagnato tutte le diete.
Quello che sicuramente queste poverine non sanno è che il nostro stomaco il cotone non lo digerirà mai. E quindi i batuffoli si accumuleranno uno dopo l'altro. Rivestiranno lo stomaco. Ostruiranno l'intestino. Bello vero? Senza contare i problemi che derivano da una dieta totalmente priva dei nutrienti e delle vitamine essenziali per tenere in piedi quella fantastica macchina che è il corpo umano.
Siamo davvero a questo punto? Siamo davvero arrivati a mangiare cose non commestibili pur di mantenere una forma fisica "perfetta"? Possiamo davvero definire perfetta la forma fisica che deriva dalla denutrizione? Sono davvero belle queste modelle che sembrano uscite da un campo di concentramento nazista?
Vorrei che un giorno le donne dicessero basta. Basta alla dieta perpetua. Basta alla ricerca di una perfezione che non esiste. Nessun uomo sano di mente amerà mai uno scheletro intrattabile che non mangia niente quando viene trascinato a cena fuori. E se il vostro uomo vi vuole scheletriche, dovrebbe consultare anche lui uno psichiatra. Uno molto bravo, mi raccomando.
domenica 10 novembre 2013
Soluzioni drastiche
Bisogna ammetterlo: organizzare un matrimonio è un gran casino. Bomboniere, fiori, inviti. Si fa presto a dimenticare qualcosina. Per esempio, ci si può dimenticare di prenotare il ristorante per il ricevimento.
E' proprio quello che è successo a uno sbadato sposo di Liverpool. Il giorno delle nozze, arrivato in municipio per sposarsi, ecco che gli viene in mente di essersi scordato qualcosa. Che fare? Affrontare l'imbarazzo nel dover spiegare alla sposina e a tutti i parenti perchè avrebbero saltato il pranzo? Rischiare di dover firmare le carte per il divorzio 10 minuti dopo aver firmato le carte per il matrimonio? Si sa, noi donne il giorno del matrimonio siamo molto nervose. E se siamo nervose reagiamo male, molto male. Come risolvere questo inghippo?
Ecco che gli si accende la lampadina: basta far saltare il matrimonio. E così il nostro sbadato eroe decide di fare una bella telefonata da un telefono pubblico. A chi telefona? Al municipio per avvertire che da lì a poco sarebbe esplosa una bomba. Bravo. Un'idea geniale. L'edificio è stato evacuato e il matrimonio rinviato. Missione compiuta. O forse no.
La polizia non ha impiegato molto a risalire a lui come autore della telefonata. Evidentemente la polizia inglese ha imparato qualcosa dagli insegnamenti di Sherlock Holmes. In Italia probabilmente starebbero ancora brancolando nel buio. E così l'hanno preso, l'hanno arrestato e l'hanno condannato a un anno di reclusione.
Secondo me l'hanno fatto per solidarietà maschile. I poliziotti avranno considerato che era meglio toglierlo dalle sgrinfie della moglie prima che lei lo uccidesse. Quanto può essere feroce una donna a cui hai fatto deliberatamente andare a rotoli quello che poteva essere il giorno più importante della sua vita? Secondo me raggiunge livelli di ferocia inimmaginabili.
Nonostante tutto, sembra che i due aspiranti sposi stiano ancora insieme. O almeno questo è quello che ha dichiarato l'avvocato dell'uomo. Probabilmente l'aspirante sposina è rimasta folgorata dal fascino del galeotto. Oppure aspetta che lui esca dalla galera per fargliela pagare a dovere. Dopotutto la vendetta è un piatto che va servito freddo.
E' proprio quello che è successo a uno sbadato sposo di Liverpool. Il giorno delle nozze, arrivato in municipio per sposarsi, ecco che gli viene in mente di essersi scordato qualcosa. Che fare? Affrontare l'imbarazzo nel dover spiegare alla sposina e a tutti i parenti perchè avrebbero saltato il pranzo? Rischiare di dover firmare le carte per il divorzio 10 minuti dopo aver firmato le carte per il matrimonio? Si sa, noi donne il giorno del matrimonio siamo molto nervose. E se siamo nervose reagiamo male, molto male. Come risolvere questo inghippo?
Ecco che gli si accende la lampadina: basta far saltare il matrimonio. E così il nostro sbadato eroe decide di fare una bella telefonata da un telefono pubblico. A chi telefona? Al municipio per avvertire che da lì a poco sarebbe esplosa una bomba. Bravo. Un'idea geniale. L'edificio è stato evacuato e il matrimonio rinviato. Missione compiuta. O forse no.
La polizia non ha impiegato molto a risalire a lui come autore della telefonata. Evidentemente la polizia inglese ha imparato qualcosa dagli insegnamenti di Sherlock Holmes. In Italia probabilmente starebbero ancora brancolando nel buio. E così l'hanno preso, l'hanno arrestato e l'hanno condannato a un anno di reclusione.
Secondo me l'hanno fatto per solidarietà maschile. I poliziotti avranno considerato che era meglio toglierlo dalle sgrinfie della moglie prima che lei lo uccidesse. Quanto può essere feroce una donna a cui hai fatto deliberatamente andare a rotoli quello che poteva essere il giorno più importante della sua vita? Secondo me raggiunge livelli di ferocia inimmaginabili.
Nonostante tutto, sembra che i due aspiranti sposi stiano ancora insieme. O almeno questo è quello che ha dichiarato l'avvocato dell'uomo. Probabilmente l'aspirante sposina è rimasta folgorata dal fascino del galeotto. Oppure aspetta che lui esca dalla galera per fargliela pagare a dovere. Dopotutto la vendetta è un piatto che va servito freddo.
mercoledì 30 ottobre 2013
Whisky al dito
Quale occasione migliore di Halloween per parlare di dita mozzate e drink macabri? Si, effettivamente può fare un po' schifo, quindi se siete debolucci di stomaco astenetevi.
Correvano gli anni '70 quando un tal capitano Dick Stevenson trovò un alluce mummificato in una baita nello Yukon. Ora, le persone normali sarebbero state quantomeno schifate nel trovarsi davanti un dito mozzato. Ma lui no. Anzi, il caro capitano diede origine, insieme a un gruppo di coraggiosi ubriachi, a quella che oggi è diventata una tradizione. Il dito venne messo in un bicchiere con un drink e gli avventori del bar vennero sfidati a bere dal suddetto macabro bicchiere.
Ovviamente dagli anni '70 ad oggi il dito è cambiato varie volte. I nuovi "pezzi" vengono lasciati in testamento da veri amanti della tradizione. La sfida attualmente consiste nel bere il bicchiere di whisky sfiorando l'alluce mozzato con le labbra. Inutile dire che ogni tanto qualcosa va storto e qualcuno lo ingoia per sbaglio. Mio Dio che schifo.
Ogni sera 30-40 persone pagano un sovrapprezzo di 5 dollari per poter partecipare a questa epica sfida. Cosa sono 5 dollari di fronte alla gloria? Assolutamente niente. Ma attenzione: se il dito viene ingoiato c'è una multa di 500 dollari. Oltre al danno la beffa, insomma. La cosa assurda è che un bel giorno un tizio l'ha ingoiato di proposito. Anche i gestori del bar erano perplessi. Dopotutto l'aspetto dell'alluce non è poi così invitante.
Forse vi starete chiedendo se non sia pericoloso per la salute appoggiare le labbra su un pezzo di cadavere. In tal caso, mi sento in dovere di rassicurarvi. Il whisky, grazie al suo elevato contenuto di alcool, funge da disinfettante. Sicuramente dopo questa precisazione vi sentirete meglio. Probabilmente state già pensando di cimentarvi anche voi in questa prova di coraggio. Io non vi rubo di certo il posto. Anzi, mandatemi una cartolina dallo Yukon.
Vorrei potervi dire che questo è stato solo uno scherzetto di Halloween, ma purtroppo non è così. I pazzi ci sono tutto l'anno, non solo il 31 ottobre. Buon Halloween a tutti!
Correvano gli anni '70 quando un tal capitano Dick Stevenson trovò un alluce mummificato in una baita nello Yukon. Ora, le persone normali sarebbero state quantomeno schifate nel trovarsi davanti un dito mozzato. Ma lui no. Anzi, il caro capitano diede origine, insieme a un gruppo di coraggiosi ubriachi, a quella che oggi è diventata una tradizione. Il dito venne messo in un bicchiere con un drink e gli avventori del bar vennero sfidati a bere dal suddetto macabro bicchiere.
Ovviamente dagli anni '70 ad oggi il dito è cambiato varie volte. I nuovi "pezzi" vengono lasciati in testamento da veri amanti della tradizione. La sfida attualmente consiste nel bere il bicchiere di whisky sfiorando l'alluce mozzato con le labbra. Inutile dire che ogni tanto qualcosa va storto e qualcuno lo ingoia per sbaglio. Mio Dio che schifo.
Ogni sera 30-40 persone pagano un sovrapprezzo di 5 dollari per poter partecipare a questa epica sfida. Cosa sono 5 dollari di fronte alla gloria? Assolutamente niente. Ma attenzione: se il dito viene ingoiato c'è una multa di 500 dollari. Oltre al danno la beffa, insomma. La cosa assurda è che un bel giorno un tizio l'ha ingoiato di proposito. Anche i gestori del bar erano perplessi. Dopotutto l'aspetto dell'alluce non è poi così invitante.
Forse vi starete chiedendo se non sia pericoloso per la salute appoggiare le labbra su un pezzo di cadavere. In tal caso, mi sento in dovere di rassicurarvi. Il whisky, grazie al suo elevato contenuto di alcool, funge da disinfettante. Sicuramente dopo questa precisazione vi sentirete meglio. Probabilmente state già pensando di cimentarvi anche voi in questa prova di coraggio. Io non vi rubo di certo il posto. Anzi, mandatemi una cartolina dallo Yukon.
Vorrei potervi dire che questo è stato solo uno scherzetto di Halloween, ma purtroppo non è così. I pazzi ci sono tutto l'anno, non solo il 31 ottobre. Buon Halloween a tutti!
domenica 20 ottobre 2013
Quarantenni in affitto
Se vivete in Giappone e avete voglia di passare qualche ora in compagni di un uomo maturo e brillante, c'è la soluzione che fa per voi. Un imprenditore giapponese ha inventato un servizio mediante il quale si possono affittare quarantenni giapponesi con i quali passare qualche piacevole ora. Il prezzo tutto sommato è abbordabile: 10 euro l'ora. Ovviamente dovete sapere il giapponese, altrimenti la cosa si fa complicata. Gli uomini messi a disposizione sono giapponesi con un certo background culturale e con svariate abilità: videogiochi, shopping, brillante conversazione.
L'idea potrebbe anche essere valida, ma a me lascia perplessa. Perchè dovrei pagare 10 euro l'ora un tizio per fare cose che potrei fare con un amico o un'amica senza spendere un quattrino? Probabilmente il target di questo servizio sono persone con problemi a relazionarsi e a farsi degli amici. In tal caso sarebbe forse meglio investire qualche dollaro in più e prendere in considerazione l'idea della psicoterapia. Un bravo analista fa miracoli.
Ok, uno dei quarantenni disponibile è docente in un corso di moda all'università di Osaka. Sicuramente i suoi consigli in fatto di shopping sono di un livello superiore rispetto a quelli che ci può dare la più shopaholic delle nostre amiche. Non parliamo poi di quanto qualsiasi marito/fidanzato al confronto sembrerebbero dei cavernicoli in fatto di abbigliamento. E sicuramente questo tizio ti concerebbe meglio di quanto farebbero Carla&Enzo. Ma diciamocelo, lo shopping è un'attività ricreativa. E nessuno passerebbe la ricreazione con un professore. Chi vorrebbe sentirsi la lezioncina sull'invenzione del tacco a spillo o del maglione a collo alto? Io no di certo. Poi, se già stai spendendo soldi per lo shopping, non è il caso di intaccare il budget con la spesa inutile di questo accompagnatore. No?
Io vorrei proprio vedere in faccia i clienti di questo nuovo servizio. Vorrei proprio capire perchè non passano il loro tempo con degli amici come tutte le persone normali. Va beh, il mondo è bello perchè è avariato. Ops! Volevo dire vario. Il mondo è bello perchè è vario.
L'idea potrebbe anche essere valida, ma a me lascia perplessa. Perchè dovrei pagare 10 euro l'ora un tizio per fare cose che potrei fare con un amico o un'amica senza spendere un quattrino? Probabilmente il target di questo servizio sono persone con problemi a relazionarsi e a farsi degli amici. In tal caso sarebbe forse meglio investire qualche dollaro in più e prendere in considerazione l'idea della psicoterapia. Un bravo analista fa miracoli.
Ok, uno dei quarantenni disponibile è docente in un corso di moda all'università di Osaka. Sicuramente i suoi consigli in fatto di shopping sono di un livello superiore rispetto a quelli che ci può dare la più shopaholic delle nostre amiche. Non parliamo poi di quanto qualsiasi marito/fidanzato al confronto sembrerebbero dei cavernicoli in fatto di abbigliamento. E sicuramente questo tizio ti concerebbe meglio di quanto farebbero Carla&Enzo. Ma diciamocelo, lo shopping è un'attività ricreativa. E nessuno passerebbe la ricreazione con un professore. Chi vorrebbe sentirsi la lezioncina sull'invenzione del tacco a spillo o del maglione a collo alto? Io no di certo. Poi, se già stai spendendo soldi per lo shopping, non è il caso di intaccare il budget con la spesa inutile di questo accompagnatore. No?
Io vorrei proprio vedere in faccia i clienti di questo nuovo servizio. Vorrei proprio capire perchè non passano il loro tempo con degli amici come tutte le persone normali. Va beh, il mondo è bello perchè è avariato. Ops! Volevo dire vario. Il mondo è bello perchè è vario.
martedì 24 settembre 2013
Vero pelo d'uomo
Diciamocelo, ultimamente gli uomini si depilano più di noi donne. Hanno iniziato con le sopracciglia. Poi le gambe. Poi il petto. Infine le parti intime. Insomma, andare a letto con certi uomini è un po' come strusciarsi addosso a Ken. Eppure a qualcuna piace.
Certo, non tutti approvano questa mania per la depilazione che affligge sempre di più il genere maschile. Ed è per criticare questa tendenza che uno stilista del Regno Unito ha creato una giacca in pelo d'uomo. No, non sto scherzando. Lo scopo è provocare gli uomini e incentivarli a recuperare il pelo perduto. La cosa buffa, a mio parere, è che il modello che la indossa nella pubblicità è depilato che più depilato non si può. Per la serie, nella vita un po' di coerenza non guasta mai. Io personalmente avrei scelto una specie di cavernicolo come modello. Giusto per rendere meglio l'idea della provocazione.
Ecco, partendo dal presupposto che a me fa un po' senso l'idea della pelliccia in generale, la pelliccia di pelo umano mi fa ancora più senso. L'unica nota positiva è che non sono state ammazzate delle povere bestiole innocenti per produrla. Ma continua a farmi un po' schifo, anche se un po' mi rincuora sapere che i peli arrivano solo dal petto e non da altre aree corporee. Dopotutto nessuno pagherebbe 3.000 euro per una giacca di peli di ascella. Comunque prevedo che il prezzo continui a salire vista la difficoltà a reperire la materia prima. Insomma, uomini, conservate i vostri peli perchè in futuro potreste farveli pagare una fortuna.
La domanda che mi pongo è: dove li hanno presi tutti sti peli? Hanno fatto una convenzione con tutte le estetiste della Gran Bretagna? Hanno organizzato dei casting per cercare gli uomini più pelosi del regno? In qualsiasi modo se li siano procurati, tutta questa faccenda presenta una contraddizione alla base: la giacca in pelo d'uomo è una critica alla depilazione, ma per ottenere quei peli qualcuno si è dovuto depilare. E' come fare sesso a pagamento per condannare la prostituzione. O ubriacarsi per combattere l'alcolismo. Non ha molto senso, vi pare?
Certo, non tutti approvano questa mania per la depilazione che affligge sempre di più il genere maschile. Ed è per criticare questa tendenza che uno stilista del Regno Unito ha creato una giacca in pelo d'uomo. No, non sto scherzando. Lo scopo è provocare gli uomini e incentivarli a recuperare il pelo perduto. La cosa buffa, a mio parere, è che il modello che la indossa nella pubblicità è depilato che più depilato non si può. Per la serie, nella vita un po' di coerenza non guasta mai. Io personalmente avrei scelto una specie di cavernicolo come modello. Giusto per rendere meglio l'idea della provocazione.
Ecco, partendo dal presupposto che a me fa un po' senso l'idea della pelliccia in generale, la pelliccia di pelo umano mi fa ancora più senso. L'unica nota positiva è che non sono state ammazzate delle povere bestiole innocenti per produrla. Ma continua a farmi un po' schifo, anche se un po' mi rincuora sapere che i peli arrivano solo dal petto e non da altre aree corporee. Dopotutto nessuno pagherebbe 3.000 euro per una giacca di peli di ascella. Comunque prevedo che il prezzo continui a salire vista la difficoltà a reperire la materia prima. Insomma, uomini, conservate i vostri peli perchè in futuro potreste farveli pagare una fortuna.
La domanda che mi pongo è: dove li hanno presi tutti sti peli? Hanno fatto una convenzione con tutte le estetiste della Gran Bretagna? Hanno organizzato dei casting per cercare gli uomini più pelosi del regno? In qualsiasi modo se li siano procurati, tutta questa faccenda presenta una contraddizione alla base: la giacca in pelo d'uomo è una critica alla depilazione, ma per ottenere quei peli qualcuno si è dovuto depilare. E' come fare sesso a pagamento per condannare la prostituzione. O ubriacarsi per combattere l'alcolismo. Non ha molto senso, vi pare?
lunedì 23 settembre 2013
Animali domestici..un po' particolari
Tutti, prima o poi, abbiamo voluto un animale domestico. Un cane, un gatto, un criceto. O magari un pesce rosso. O un canarino. Qualcuno magari sognava (o sogna tutt'ora) di possedere un serpente. Ma forse non avete mai preso in considerazione l'idea di adottare uno scarafaggio. Beh, qualcuno ci ha pensato.
Kyle Kandilian, un ragazzo come tanti, un bel giorno visita una mostra di insetti e si innamora di questi piccoli animaletti zampettanti. Arrivato a casa chiede alla sua mamma se può portare a casa uno scarafaggio da compagnia. La risposta, ovviamente, è stata un bel "No, scordatelo." Quale mamma avrebbe acconsentito a una richiesta del genere? Credo nessuna. Eppure, non si sa come, alla fine il nostro Kyle è riuscito a realizzare il suo sogno. E adesso, dopo 7 anni, di scarafaggi ne ha più di 200.000.
Si, avete capito bene. Pare che l'allevamento degli scarafaggi sia iniziato attorno agli anni '90. Inizialmente si allevavano solo le blatte del Madagascar, poi ci si è aperti anche alle altre razze. Insomma, il razzismo è una cosa seria. E così adesso, più che al singolo scarafaggio, si guarda alla colonia nel suo insieme.
E' ovvio che chi alleva questi "simpatici" animaletti senta il bisogno di giustificarsi. E così Kyle dice che alla fin fine è un po' come avere un giardino. Solo che invece delle piante e dei fiori ci sono le blatte. Ma certo, è proprio la stessa cosa. Prova a regalare un mazzo di insetti alla tua ragazza x San Valentino al posto delle rose, poi vediamo se è proprio la stessa cosa.
Noi ridiamo, ma per il nostro Kyle quelle bestiole sono una fonte di reddito. Infatti vende una parte dei suoi piccoli amici ad altri appassionati e a persone che possiedono dei rettili che si cibano di insetti e con il ricavato si mantiene agli studi. Dopotutto il prezzo di uno scarafaggio va da qualche centesimo a 200 euro. Insomma, va bene essere affezionati ai propri animali domestici, ma con i soldi non si scherza.
La mia solidarietà, comunque, va alla madre del ragazzo. Io non dormirei la notte sapendo che casa mia è infestata dagli insetti. E non mi interessa se quei cosi sono rinchiusi in una teca o sono innocui. Quasi quasi per Natale le mando qualche bombola di insetticida. Almeno la libero da questo incubo una volta per tutte.
Kyle Kandilian, un ragazzo come tanti, un bel giorno visita una mostra di insetti e si innamora di questi piccoli animaletti zampettanti. Arrivato a casa chiede alla sua mamma se può portare a casa uno scarafaggio da compagnia. La risposta, ovviamente, è stata un bel "No, scordatelo." Quale mamma avrebbe acconsentito a una richiesta del genere? Credo nessuna. Eppure, non si sa come, alla fine il nostro Kyle è riuscito a realizzare il suo sogno. E adesso, dopo 7 anni, di scarafaggi ne ha più di 200.000.
Si, avete capito bene. Pare che l'allevamento degli scarafaggi sia iniziato attorno agli anni '90. Inizialmente si allevavano solo le blatte del Madagascar, poi ci si è aperti anche alle altre razze. Insomma, il razzismo è una cosa seria. E così adesso, più che al singolo scarafaggio, si guarda alla colonia nel suo insieme.
E' ovvio che chi alleva questi "simpatici" animaletti senta il bisogno di giustificarsi. E così Kyle dice che alla fin fine è un po' come avere un giardino. Solo che invece delle piante e dei fiori ci sono le blatte. Ma certo, è proprio la stessa cosa. Prova a regalare un mazzo di insetti alla tua ragazza x San Valentino al posto delle rose, poi vediamo se è proprio la stessa cosa.
Noi ridiamo, ma per il nostro Kyle quelle bestiole sono una fonte di reddito. Infatti vende una parte dei suoi piccoli amici ad altri appassionati e a persone che possiedono dei rettili che si cibano di insetti e con il ricavato si mantiene agli studi. Dopotutto il prezzo di uno scarafaggio va da qualche centesimo a 200 euro. Insomma, va bene essere affezionati ai propri animali domestici, ma con i soldi non si scherza.
La mia solidarietà, comunque, va alla madre del ragazzo. Io non dormirei la notte sapendo che casa mia è infestata dagli insetti. E non mi interessa se quei cosi sono rinchiusi in una teca o sono innocui. Quasi quasi per Natale le mando qualche bombola di insetticida. Almeno la libero da questo incubo una volta per tutte.
giovedì 19 settembre 2013
Bambine pericolose
Vi sognereste mai di definire intimidatorio un qualsiasi comportamento di una bambina di 3 anni? Gli inglesi sì. Per la precisione, la suddetta bambina è stata denunciata per comportamento aggressivo e intimidatorio. Ma andiamo con ordine.
Siamo in una città inglese e tre bambine, di 3, 4 e 7 anni, giocano nel giardino della più piccola delle tre. A un certo punto le nostre piccole protagoniste si mettono a prendere a calci gli alberi. Certo, non è il gioco più intelligente del mondo, però non c'è nulla di male, no? E invece qualcuno del vicinato chiama la polizia.
Risultato? Alla piccola di 3 anni viene inviato un rischiamo scritto per comportamento antisociale. La stessa punizione che viene riservata, prima di una vera e propria denuncia, agli adolescenti che commettono qualche furtarello qua e là. In realtà l'ammonimento non ha valore perchè per legge non può essere inviato a soggetti di età inferiore ai 10 anni. Chissà come mai.
Le mamme si sono indignate. Chi l'avrebbe mai detto, eh? Nella bufera delle polemiche, la polizia ha avuto il coraggio di dire che i bambini giocando all'aperto hanno preso l'abitudine di calpestare le aiuole e di danneggiare gli alberi. Tutto questo, sempre secondo la polizia, porta i vicini anziani a essere intimiditi da qualsiasi assembramento di bambini. Io mi sto immaginando la tipica vecchietta che sbircia da dietro le tende a fiori e rimane terrorizzata da tre innocue bambine.
Ok, è sbagliato maltrattare le piante. Però, a meno che queste tre bambine non siano le figlie illegittime di Hulk, cosa possono fare a un albero? Non gli avranno neanche scalfito la corteccia. Che poi, ognuno a casa sua fa quello che gli pare. Se io adesso prendo un'accetta e abbatto tutti gli alberi del mio giardino, chi me lo può impedire? Di certo i miei vicini non mi faranno arrestare per tentato omicidio. O almeno spero.
Io consiglio alle mamme di queste ragazzine di comprare un po' di camomilla e di distribuirla alle vecchiette del circondario. La mancanza di sonno fa vedere cose che non ci sono. E' l'unica spiegazione razionale a tutta questa storia.
Siamo in una città inglese e tre bambine, di 3, 4 e 7 anni, giocano nel giardino della più piccola delle tre. A un certo punto le nostre piccole protagoniste si mettono a prendere a calci gli alberi. Certo, non è il gioco più intelligente del mondo, però non c'è nulla di male, no? E invece qualcuno del vicinato chiama la polizia.
Risultato? Alla piccola di 3 anni viene inviato un rischiamo scritto per comportamento antisociale. La stessa punizione che viene riservata, prima di una vera e propria denuncia, agli adolescenti che commettono qualche furtarello qua e là. In realtà l'ammonimento non ha valore perchè per legge non può essere inviato a soggetti di età inferiore ai 10 anni. Chissà come mai.
Le mamme si sono indignate. Chi l'avrebbe mai detto, eh? Nella bufera delle polemiche, la polizia ha avuto il coraggio di dire che i bambini giocando all'aperto hanno preso l'abitudine di calpestare le aiuole e di danneggiare gli alberi. Tutto questo, sempre secondo la polizia, porta i vicini anziani a essere intimiditi da qualsiasi assembramento di bambini. Io mi sto immaginando la tipica vecchietta che sbircia da dietro le tende a fiori e rimane terrorizzata da tre innocue bambine.
Ok, è sbagliato maltrattare le piante. Però, a meno che queste tre bambine non siano le figlie illegittime di Hulk, cosa possono fare a un albero? Non gli avranno neanche scalfito la corteccia. Che poi, ognuno a casa sua fa quello che gli pare. Se io adesso prendo un'accetta e abbatto tutti gli alberi del mio giardino, chi me lo può impedire? Di certo i miei vicini non mi faranno arrestare per tentato omicidio. O almeno spero.
Io consiglio alle mamme di queste ragazzine di comprare un po' di camomilla e di distribuirla alle vecchiette del circondario. La mancanza di sonno fa vedere cose che non ci sono. E' l'unica spiegazione razionale a tutta questa storia.
martedì 17 settembre 2013
La prostituta truffatrice e l'onestissimo cliente
A chi non è capitato di comprare qualcosa su internet o da un catalogo e poi scoprire che non era come nella foto? E quanti di voi da piccoli sono rimasti delusi nello scoprire che pretendere di girare la scatoletta di tonno e impiattarla come in TV era quasi come pretendere di andare in Florida a nuoto? Frustrante, vero? Immaginatevi la frustrazione che provereste nel vedervi arrivare in hotel una prostituta che non è bella come promettevano le sue foto.
Se siete riusciti a fare questo sforzo di immaginazione (che probabilmente è risultato più facile agli esponenti del sesso maschile), allora capirete le motivazioni del protagonista della storia di oggi. Stiamo parlando di un onesto cittadino di Birmingham che trovandosi solo soletto in hotel ha deciso di cercare compagnia nel gentil sesso. Ovviamente pagando. Dopo aver scelto la prostituta in base alle foto che questa gli aveva mandato, l'ha attesa impaziente. E sbam! Delusione cocente. La signorina non è sufficientemente bella per il nostro protagonista.
Cosa fare? La delusione certo non aiuta nel migliorare le prestazioni sessuali. Pagare e non consumare? Naa, è da stupidi. Consumare e non pagare? Poco onesto. E poi se lei non ti piace non puoi certo fartela piacere per forza. Metterle un sacchetto in testa? Pericoloso, potrebbe soffocare. E comunque non è elegante.
Ma ecco che al nostro eroe si accende una lampadina: chiamare la polizia.
Si, avete capito bene. Questo tizio ha chiamato la polizia per denunciare la prostituta per truffa. L'ha accusata di avergli mandato delle foto ritoccate e di averlo truffato. Il poliziotto che è arrivato sul posto era incredulo. Invano ha cercato di spiegargli che era lui ad aver fatto qualcosa di illegale e non la prostituta. Niente da fare, non riusciva a convincerlo. Addirittura il nostro onesto cittadino voleva andare alla stazione di polizia per discutere con un superiore. Per fortuna ha desistito. Si è rifiutato di dare le generalità, ma la polizia l'ha identificato e gli ha mandato una lettera di avvertimento. Ho dei dubbi che serva a qualcosa. E' proprio vero che il mondo è bello perchè è vario.
Se siete riusciti a fare questo sforzo di immaginazione (che probabilmente è risultato più facile agli esponenti del sesso maschile), allora capirete le motivazioni del protagonista della storia di oggi. Stiamo parlando di un onesto cittadino di Birmingham che trovandosi solo soletto in hotel ha deciso di cercare compagnia nel gentil sesso. Ovviamente pagando. Dopo aver scelto la prostituta in base alle foto che questa gli aveva mandato, l'ha attesa impaziente. E sbam! Delusione cocente. La signorina non è sufficientemente bella per il nostro protagonista.
Cosa fare? La delusione certo non aiuta nel migliorare le prestazioni sessuali. Pagare e non consumare? Naa, è da stupidi. Consumare e non pagare? Poco onesto. E poi se lei non ti piace non puoi certo fartela piacere per forza. Metterle un sacchetto in testa? Pericoloso, potrebbe soffocare. E comunque non è elegante.
Ma ecco che al nostro eroe si accende una lampadina: chiamare la polizia.
Si, avete capito bene. Questo tizio ha chiamato la polizia per denunciare la prostituta per truffa. L'ha accusata di avergli mandato delle foto ritoccate e di averlo truffato. Il poliziotto che è arrivato sul posto era incredulo. Invano ha cercato di spiegargli che era lui ad aver fatto qualcosa di illegale e non la prostituta. Niente da fare, non riusciva a convincerlo. Addirittura il nostro onesto cittadino voleva andare alla stazione di polizia per discutere con un superiore. Per fortuna ha desistito. Si è rifiutato di dare le generalità, ma la polizia l'ha identificato e gli ha mandato una lettera di avvertimento. Ho dei dubbi che serva a qualcosa. E' proprio vero che il mondo è bello perchè è vario.
giovedì 18 luglio 2013
Basta Xbox, meglio la galera
Il mondo è bello perchè è vario. E anche dall'altra parte del mondo la gente non smette di stupirmi con le sue stranezze.
Questa volta ci spostiamo in Nuova Zelanda, a casa di un diciannovenne condannato ai domiciliari. Oltre a costituire un peso economico minore per lo stato, i domiciliari dovrebbero essere un vantaggio per il malvivente di turno. E invece no. Questo ragazzo vuole tornare in prigione. Perchè? Perchè dopo 10 mesi ai domiciliari ha finito tutti i giochi dell'Xbox ed è stanco di stare davanti allo schermo. Non so se è più assurda la sua richiesta o il fatto che il giudice l'abbia accontentato.
Non so in quali condizioni economiche versi la Nuova Zelanda, ma a me sembra uno spreco di soldi pubblici. Per non parlare della questione del sovraffollamento delle carceri. Se in Nuova Zelanda hanno stabilito che le pene sotto i 12 mesi si scontano a casa, un motivo ci sarà.
Pare che, una volta terminati tutti i videogiochi, il ragazzo abbia chiamato la polizia per fare la sua richiesta. Mi stupisco che i poliziotti non l'abbiano mandato a quel paese. I neozelandesi devono essere molto gentili. E comprensivi. Io l'avrei riempito di insulti. E non avrei importunato il giudice per una richiesta così assurda.
Comunque, caro il mio galeotto da quattro soldi, ci sono altre cose oltre all'Xbox. Mi dispiace che tu ti annoi a stare chiuso in casa tutto il giorno, ma avevi solo da non infrangere la legge. Inoltre, ci sono un sacco di attività alternative ai videogames. I libri per esempio. Oppure potresti dedicarti a hobby più manuali. Il modellismo è un classico intramontabile. O il cake design, va parecchio ultimamente. E che ne dici di imparare una lingua? Magari l'italiano, che di solito non se lo caga nessuno. Oppure potresti ricopiare a mano la Bibbia. Un tizio l'ha fatto per sfida e ha impiegato 4 anni.
Insomma, ci sono tante cose prima di tornare in prigione dalla disperazione. Strano che non sia venuto in mente neanche agli agenti di polizia che hanno ricevuto la telefonata. O al giudice. Beh, questo mi consola. La gente che non legge e non fa altro che passare il tempo davanti a uno schermo non è un problema solo in Italia.
Questa volta ci spostiamo in Nuova Zelanda, a casa di un diciannovenne condannato ai domiciliari. Oltre a costituire un peso economico minore per lo stato, i domiciliari dovrebbero essere un vantaggio per il malvivente di turno. E invece no. Questo ragazzo vuole tornare in prigione. Perchè? Perchè dopo 10 mesi ai domiciliari ha finito tutti i giochi dell'Xbox ed è stanco di stare davanti allo schermo. Non so se è più assurda la sua richiesta o il fatto che il giudice l'abbia accontentato.
Non so in quali condizioni economiche versi la Nuova Zelanda, ma a me sembra uno spreco di soldi pubblici. Per non parlare della questione del sovraffollamento delle carceri. Se in Nuova Zelanda hanno stabilito che le pene sotto i 12 mesi si scontano a casa, un motivo ci sarà.
Pare che, una volta terminati tutti i videogiochi, il ragazzo abbia chiamato la polizia per fare la sua richiesta. Mi stupisco che i poliziotti non l'abbiano mandato a quel paese. I neozelandesi devono essere molto gentili. E comprensivi. Io l'avrei riempito di insulti. E non avrei importunato il giudice per una richiesta così assurda.
Comunque, caro il mio galeotto da quattro soldi, ci sono altre cose oltre all'Xbox. Mi dispiace che tu ti annoi a stare chiuso in casa tutto il giorno, ma avevi solo da non infrangere la legge. Inoltre, ci sono un sacco di attività alternative ai videogames. I libri per esempio. Oppure potresti dedicarti a hobby più manuali. Il modellismo è un classico intramontabile. O il cake design, va parecchio ultimamente. E che ne dici di imparare una lingua? Magari l'italiano, che di solito non se lo caga nessuno. Oppure potresti ricopiare a mano la Bibbia. Un tizio l'ha fatto per sfida e ha impiegato 4 anni.
Insomma, ci sono tante cose prima di tornare in prigione dalla disperazione. Strano che non sia venuto in mente neanche agli agenti di polizia che hanno ricevuto la telefonata. O al giudice. Beh, questo mi consola. La gente che non legge e non fa altro che passare il tempo davanti a uno schermo non è un problema solo in Italia.
mercoledì 17 luglio 2013
Una rapina mal riuscita
I furti e le rapine ci sono sempre stati, ma di certo la crisi non aiuta. Però anche fare il rapinatore è un "lavoro" serio. Non si può improvvisare. Altrimenti si rischia l'insuccesso. O una figuraccia.
In quanto a figuracce, ne sa qualcosa Daniel Anfray. Ci troviamo in Francia. Il nostro presunto ladro è appena uscito di prigione, dove ha scontato una condanna per guida in stato di ebbrezza. Sconvolto dalla sua prima esperienza da galeotto, si dà ai furti e alle rapine. Ma il suo nuovo business viene stroncato sul nascere dalla sua incompetenza. Dopo aver rubato due biciclette (non si sa a quale scopo), si appresta a rapinare una banca. Prima, però, forse per darsi un po' di coraggio, si fa qualche bicchierino. Un po' alticcio e molto inesperto si dirige verso il suo obiettivo. E che banca sceglie? Quella dove va di solito e dove l'impiegata lo conosce. Ma il nostro aspirante ladro è astuto e si maschera. Con un paio di mutande in testa. No, non sto scherzando. L'impiegata della banca, sobria e molto sveglia, lo riconosce immediatamente, lo convince a mettere via il coltello (ma normalmente non si usano le pistole per rapinare le banche?) e chiama la polizia.
Io vorrei conoscere quest'uomo. Credo che il suo sia stato il tentativo di rapina peggio riuscito nella storia. Tanto per cominciare, il coltello non mi sembra un'arma molto efficace. Meglio una pistola. Se non sai dove procurartela, lascia perdere: fare il malvivente non fa per te. Poi, la location. Puoi andare nella banca dove ti conoscono? A parte che così rubi anche i tuoi soldi, ma non ci pensi che magari ti riconoscono? E poi, magari, evita di presentarti sbronzo. Giusto per non partire già un passo indietro rispetto all'impiegata.
Comunque, la cosa più assurda è il travestimento. Non avevi niente di meglio? Una maschera di carnevale? Un passamontagna? Un collant? Ci sono tante alternative. Tutte più valide di un paio di mutande. Che poi non riesco a immaginare come se le sia messe. Come puoi pensare che un paio di mutande ti renda irriconoscibile? Neanche un bambino penserebbe una cosa simile.
Beh, per un po' il caro Anfray non farà figuracce: è stato condannato a otto anni per tentata rapina. E dovrà risolvere i suoi problemi con l'alcool. Spero che la seconda volta in prigione lo segni meno della prima. E soprattutto che abbandoni la carriera da aspirante malvivente. Non fa proprio per lui.
In quanto a figuracce, ne sa qualcosa Daniel Anfray. Ci troviamo in Francia. Il nostro presunto ladro è appena uscito di prigione, dove ha scontato una condanna per guida in stato di ebbrezza. Sconvolto dalla sua prima esperienza da galeotto, si dà ai furti e alle rapine. Ma il suo nuovo business viene stroncato sul nascere dalla sua incompetenza. Dopo aver rubato due biciclette (non si sa a quale scopo), si appresta a rapinare una banca. Prima, però, forse per darsi un po' di coraggio, si fa qualche bicchierino. Un po' alticcio e molto inesperto si dirige verso il suo obiettivo. E che banca sceglie? Quella dove va di solito e dove l'impiegata lo conosce. Ma il nostro aspirante ladro è astuto e si maschera. Con un paio di mutande in testa. No, non sto scherzando. L'impiegata della banca, sobria e molto sveglia, lo riconosce immediatamente, lo convince a mettere via il coltello (ma normalmente non si usano le pistole per rapinare le banche?) e chiama la polizia.
Io vorrei conoscere quest'uomo. Credo che il suo sia stato il tentativo di rapina peggio riuscito nella storia. Tanto per cominciare, il coltello non mi sembra un'arma molto efficace. Meglio una pistola. Se non sai dove procurartela, lascia perdere: fare il malvivente non fa per te. Poi, la location. Puoi andare nella banca dove ti conoscono? A parte che così rubi anche i tuoi soldi, ma non ci pensi che magari ti riconoscono? E poi, magari, evita di presentarti sbronzo. Giusto per non partire già un passo indietro rispetto all'impiegata.
Comunque, la cosa più assurda è il travestimento. Non avevi niente di meglio? Una maschera di carnevale? Un passamontagna? Un collant? Ci sono tante alternative. Tutte più valide di un paio di mutande. Che poi non riesco a immaginare come se le sia messe. Come puoi pensare che un paio di mutande ti renda irriconoscibile? Neanche un bambino penserebbe una cosa simile.
Beh, per un po' il caro Anfray non farà figuracce: è stato condannato a otto anni per tentata rapina. E dovrà risolvere i suoi problemi con l'alcool. Spero che la seconda volta in prigione lo segni meno della prima. E soprattutto che abbandoni la carriera da aspirante malvivente. Non fa proprio per lui.
martedì 16 luglio 2013
Braccialetto da galeotto
Volete essere controllati 24h su 24? Non vedete l'ora che qualcuno o qualcosa limitino la vostra libertà personale? Se avete 130 euro da spendere e un iPhone, c'è il prodotto che fa per voi.
Si chiama Up ed è un braccialetto. Un bel braccialetto colorato che permette al vostro iPhone e al vostro partner di tenervi sotto controllo. Peggio della cavigliera elettronica per i criminali ai domiciliari. Eh si. Perchè almeno i criminali sono liberi di mangiare quello che vogliono, fare sesso con chi vogliono e decidere liberamente quanta attività fisica fare. Voi, se comprate questo braccialetto, non sarete più liberi di fare nulla senza che il vostro iPhone lo sappia.
Up registra le pulsazioni, le calorie bruciate, la distanza percorsa, il tempo di addormentamento, la durata del sonno e, addirittura, l'intensità dei rapporti sessuali. Addio orgasmi finti e tradimenti malcelati. Inoltre, l'App a cui si collega il magico braccialetto prevede la registrazione di quanto, cosa e dove si è mangiato.
Lo scopo di tutto ciò? Avere uno stile di vita più sano. Eh si, perchè Up non si limita a controllarci. Lui ci dà anche dei preziosi consigli per vivere meglio e in forma. Non di certo per vivere meno stressati. Ma ci pensate? L'idea di essere perennemente controllata e giudicata da uno stupido braccialetto mi farebbe uscire di testa. Non bastano le pubblicità salutistiche e i programmi che promuovono uno stile di vita sano. Adesso ci si deve mettere pure il telefono?
Poi fatemi capire. Supponiamo che io un giorno sia particolarmente depressa e decida di sfondarmi di patatine e cioccolatini. E supponiamo che io decida di non alzare il mio fondoschiena dal divano per tutto il giorno. Cosa succede? Il mio iPhone si mette a sbraitarmi contro peggio di Jillian Michaels? Oppure l'App contatta direttamente un personal trainer che mi si presenta a casa e mi trascina al parco a correre?
E poi, vi rendete conto qual è la portata di un'invenzione che permette di smascherare i finti orgasmi delle donne? Che la maggior parte delle donne finga è risaputo. Ma ogni uomo pensa che fingano tutte tranne la sua. Essere messi davanti alla dura e triste verità potrebbe causare un crollo generalizzato dell'autostima maschile. Il crollo di Wall Street sarebbe un'inezia al confronto. Nelle mani sbagliate questa invenzione è molto pericolosa. O meglio, al braccio sbagliato. Soprattutto al braccio di una donna. Fidatevi.
Si chiama Up ed è un braccialetto. Un bel braccialetto colorato che permette al vostro iPhone e al vostro partner di tenervi sotto controllo. Peggio della cavigliera elettronica per i criminali ai domiciliari. Eh si. Perchè almeno i criminali sono liberi di mangiare quello che vogliono, fare sesso con chi vogliono e decidere liberamente quanta attività fisica fare. Voi, se comprate questo braccialetto, non sarete più liberi di fare nulla senza che il vostro iPhone lo sappia.
Up registra le pulsazioni, le calorie bruciate, la distanza percorsa, il tempo di addormentamento, la durata del sonno e, addirittura, l'intensità dei rapporti sessuali. Addio orgasmi finti e tradimenti malcelati. Inoltre, l'App a cui si collega il magico braccialetto prevede la registrazione di quanto, cosa e dove si è mangiato.
Lo scopo di tutto ciò? Avere uno stile di vita più sano. Eh si, perchè Up non si limita a controllarci. Lui ci dà anche dei preziosi consigli per vivere meglio e in forma. Non di certo per vivere meno stressati. Ma ci pensate? L'idea di essere perennemente controllata e giudicata da uno stupido braccialetto mi farebbe uscire di testa. Non bastano le pubblicità salutistiche e i programmi che promuovono uno stile di vita sano. Adesso ci si deve mettere pure il telefono?
Poi fatemi capire. Supponiamo che io un giorno sia particolarmente depressa e decida di sfondarmi di patatine e cioccolatini. E supponiamo che io decida di non alzare il mio fondoschiena dal divano per tutto il giorno. Cosa succede? Il mio iPhone si mette a sbraitarmi contro peggio di Jillian Michaels? Oppure l'App contatta direttamente un personal trainer che mi si presenta a casa e mi trascina al parco a correre?
E poi, vi rendete conto qual è la portata di un'invenzione che permette di smascherare i finti orgasmi delle donne? Che la maggior parte delle donne finga è risaputo. Ma ogni uomo pensa che fingano tutte tranne la sua. Essere messi davanti alla dura e triste verità potrebbe causare un crollo generalizzato dell'autostima maschile. Il crollo di Wall Street sarebbe un'inezia al confronto. Nelle mani sbagliate questa invenzione è molto pericolosa. O meglio, al braccio sbagliato. Soprattutto al braccio di una donna. Fidatevi.
mercoledì 10 luglio 2013
Ai domiciliari..sotto le stelle
Non voglio fare la figura di quella che sputa nel piatto in cui mangia, però sono convinta che certe cose possano succedere solo in Italia. Solo nel Bel Paese si poteva arrivare a dare i domiciliari a un senzatetto.
Siamo a Milano. Un clochard viene più volte arrestato per spaccio e qualche furtarello notturno. Una volta condannato viene mandato in prigione e poi messo ai domiciliari. In quanto senzatetto, però, non ha un vero domicilio. Come fare? Viene obbligato a stare dal tramonto all'alba sotto i portici di una via nei pressi della stazione Centrale. Se sta lì, non può rubare.
Mi sembra giusto punire i ladri. E capisco che le carceri siano sovraffollate. Ma è ridicolo dare i domiciliari a un senzatetto. Non ha proprio senso. E' come far vedere un film muto a un cieco. Però, in Italia non c'è limite all'assurdo. Infatti il clochard è stato anche condannato per evasione. Sapete perchè? Perchè quando è passata la pattuglia a controllare lui era dall'altra parte della strada. A fare la pipì. E' riuscito a patteggiare un anno.
Ora, io mi chiedo se la gente? lo fa apposta o è proprio limitata. Vorrei parlare con il giudice che ha messo questo tizio ai domiciliari. Vorrei capire cosa gli passa per il cervello. L'ha fatto per non dare un letto e un pasto caldo gratis a un barbone? Il suo scopo era ridurre il sovraffollamento delle carceri? O pensava proprio di fare una cosa furba?
E i poliziotti che l'hanno arrestato per evasione? Ma ci siete o ci fate? Manco l'aveste raccattato dall'altra parte di Milano! Strano che non l'abbiate accusato anche di atti osceni in luogo pubblico, già che c'eravate. Ma secondo voi i clochard la pipì la fanno nel sacco a pelo? Neanche i cani sporcano dove dormono, non vedo perchè dovrebbero farlo delle persone.
Con questo non voglio difendere questo tizio. Sicuramente ha le sue colpe. E' comunque uno spacciatore e un ladro. Però ogni tanto ci vorrebbe un po' di buonsenso. Giusto un pizzico.
Siamo a Milano. Un clochard viene più volte arrestato per spaccio e qualche furtarello notturno. Una volta condannato viene mandato in prigione e poi messo ai domiciliari. In quanto senzatetto, però, non ha un vero domicilio. Come fare? Viene obbligato a stare dal tramonto all'alba sotto i portici di una via nei pressi della stazione Centrale. Se sta lì, non può rubare.
Mi sembra giusto punire i ladri. E capisco che le carceri siano sovraffollate. Ma è ridicolo dare i domiciliari a un senzatetto. Non ha proprio senso. E' come far vedere un film muto a un cieco. Però, in Italia non c'è limite all'assurdo. Infatti il clochard è stato anche condannato per evasione. Sapete perchè? Perchè quando è passata la pattuglia a controllare lui era dall'altra parte della strada. A fare la pipì. E' riuscito a patteggiare un anno.
Ora, io mi chiedo se la gente? lo fa apposta o è proprio limitata. Vorrei parlare con il giudice che ha messo questo tizio ai domiciliari. Vorrei capire cosa gli passa per il cervello. L'ha fatto per non dare un letto e un pasto caldo gratis a un barbone? Il suo scopo era ridurre il sovraffollamento delle carceri? O pensava proprio di fare una cosa furba?
E i poliziotti che l'hanno arrestato per evasione? Ma ci siete o ci fate? Manco l'aveste raccattato dall'altra parte di Milano! Strano che non l'abbiate accusato anche di atti osceni in luogo pubblico, già che c'eravate. Ma secondo voi i clochard la pipì la fanno nel sacco a pelo? Neanche i cani sporcano dove dormono, non vedo perchè dovrebbero farlo delle persone.
Con questo non voglio difendere questo tizio. Sicuramente ha le sue colpe. E' comunque uno spacciatore e un ladro. Però ogni tanto ci vorrebbe un po' di buonsenso. Giusto un pizzico.
lunedì 8 luglio 2013
Regali macabri
Se siete uno scultore e volete omaggiare il vostro politico preferito, quale regalo migliore di una vostra scultura? Magari un bel busto che raffiguri l'uomo (o la donna) in questione. Perfetto. Magari, nella scelta della materia prima, evitate il sangue. Non tutti lo apprezzano.
Uno scultore indiano, in occasione del 65° compleanno del Primo Ministro del Tamil Nandu, ha deciso di omaggiare la donna con un busto che la raffigurasse. E fin qui tutto ok. Solo che ha scelto una strana materia prima. Sangue. Umano. Per l'esattezza il suo (dello scultore). Il prezioso materiale è stato congelato e poi modellato ad hoc. Per l'opera ne servivano 11 litri. Due volte quello che ci scorre nell'organismo. L'artista inizialmente voleva usare solo il suo sangue, ma è riuscito a donarne solo 6 litri e mezzo. Così ha chiesto una donazione ai suoi allievi. Ma certo, per il Maestro questo e altro.
Magari vi state chiedendo che senso abbia fare una scultura così macabra. L'artista ha spiegato che il sangue rappresentava le qualità che il Primo ministro incorpora, cioè coraggio, valore e sacrificio. La donna non ha molto apprezzato. Probabilmente si è trattenuta dal vomitargli addosso. In ogni caso gli ha chiesto gentilmente di evitare altre performance del genere in futuro. E direi che ha fatto bene. E' già tanto che non l'abbia fatto ricoverare. Ma come ti viene in mente? E i suoi allievi che gli vanno dietro e donano il sangue per questa opera bizzarra? Va bene essere disposti a dare la vita per i propri idoli, ma proprio dissanguarsi senza ritegno mi sembra eccessivo.
Inoltre, la scultura doveva avere, secondo l'artista, lo scopo di sensibilizzare sulle donazioni di sangue. Il ragionamento alla base è: se tutti donassero 11 litri come volevo fare io si salverebbero tante vite. Ok, bravo. Hai perfettamente ragione. Il problema è che tu non hai donato 11 litri di sangue. Tu hai sprecato 11 litri di sangue. E' un attimino diverso. Che poi tutto sto sangue l'ha conservato in freezer insieme alle pizze surgelate? Io non mi capacito.
Chissà quale sarà la prossima mossa. Una scultura di capelli per sensibilizzare sulla calvizie? Un busto fatto con grasso umano per sensibilizzare sugli interventi superflui di chirurgia plastica? Un monumento equestre di zanzare per sensibilizzare sulla malaria? Attendiamo fiduciosi la prossima macabra impresa del nostro eroe.
Uno scultore indiano, in occasione del 65° compleanno del Primo Ministro del Tamil Nandu, ha deciso di omaggiare la donna con un busto che la raffigurasse. E fin qui tutto ok. Solo che ha scelto una strana materia prima. Sangue. Umano. Per l'esattezza il suo (dello scultore). Il prezioso materiale è stato congelato e poi modellato ad hoc. Per l'opera ne servivano 11 litri. Due volte quello che ci scorre nell'organismo. L'artista inizialmente voleva usare solo il suo sangue, ma è riuscito a donarne solo 6 litri e mezzo. Così ha chiesto una donazione ai suoi allievi. Ma certo, per il Maestro questo e altro.
Magari vi state chiedendo che senso abbia fare una scultura così macabra. L'artista ha spiegato che il sangue rappresentava le qualità che il Primo ministro incorpora, cioè coraggio, valore e sacrificio. La donna non ha molto apprezzato. Probabilmente si è trattenuta dal vomitargli addosso. In ogni caso gli ha chiesto gentilmente di evitare altre performance del genere in futuro. E direi che ha fatto bene. E' già tanto che non l'abbia fatto ricoverare. Ma come ti viene in mente? E i suoi allievi che gli vanno dietro e donano il sangue per questa opera bizzarra? Va bene essere disposti a dare la vita per i propri idoli, ma proprio dissanguarsi senza ritegno mi sembra eccessivo.
Inoltre, la scultura doveva avere, secondo l'artista, lo scopo di sensibilizzare sulle donazioni di sangue. Il ragionamento alla base è: se tutti donassero 11 litri come volevo fare io si salverebbero tante vite. Ok, bravo. Hai perfettamente ragione. Il problema è che tu non hai donato 11 litri di sangue. Tu hai sprecato 11 litri di sangue. E' un attimino diverso. Che poi tutto sto sangue l'ha conservato in freezer insieme alle pizze surgelate? Io non mi capacito.
Chissà quale sarà la prossima mossa. Una scultura di capelli per sensibilizzare sulla calvizie? Un busto fatto con grasso umano per sensibilizzare sugli interventi superflui di chirurgia plastica? Un monumento equestre di zanzare per sensibilizzare sulla malaria? Attendiamo fiduciosi la prossima macabra impresa del nostro eroe.
giovedì 27 giugno 2013
A prova di bomba
Avete mai pensato al fatto che, se vi trovaste molto vicini a una bomba che esplode, del vostro orologio non rimarrebbe più nulla? Con buone probabilità non rimarrebbe più nulla nemmeno del vostro braccio, ma quello non l'avete pagato, quindi cosa ve ne importa? L'importante è avere ancora un orologio, anche se poi non si ha più un braccio su cui portarlo.
Deve essere questo il ragionamento che ha condotto Kaventsmann Uhren a sviluppare il Kaventsmann Triggerfish Bronze A2, un orologio che sopravvive a tutto. Pare che resista a pressioni equivalenti a un'immersione a 3000 metri e all'esplosione di 4 kg di C4 a distanza di un metro. Eh si. Per testarlo è stato chiesto l'aiuto dell'esercito americano (loro di C4 ne hanno sempre in abbondanza) e il costruttore, dopo l'esplosione, ha modificato i pezzi che si erano danneggiati in modo da renderlo veramente indistruttibile.
Pare che abbiano usato i materiali con cui sono fatti i piloni dei ponti. Fatemi parlare con chi l'ha ideato, per favore. Ma come ti viene in mente? Cioè, tu produci orologi, un bel giorno ti svegli e decidi di creare un'opera immortale? Poi, come la smaltiamo la tua creazione, genio dell'immortalità? Se non si disintegra con il C4 figuriamoci se si decompone come le bucce di banana. E soprattutto, secondo te, se io sto per finire in cenere, mi frega qualcosa che il mio orologio possa essere ereditato dai miei figli?
Voglio essere ottimista. Voglio pensare pensare che questo orologio verrà dato in dotazione ai militari nelle zone di guerra in modo da facilitare il riconoscimento dei corpi in seguito a esplosioni, incendi e disastri vari. Anche se credo di sbagliarmi. Probabilmente finirà nelle mani di qualche riccone che al massimo corre il rischio di sbagliare un colpo nella partita a golf con il suo socio in affari. In un ulteriore slancio di ottimismo potrei pensare che i materiali usati per l'orologio verranno presi in considerazione per la fabbricazione di tute e caschi di protezione. Ma non ne sono molto convinta. Penso che rimarrà un gadget supercostoso e pressochè inutile per chi potrà permettersi di comprarlo. Alla fine va sempre così: chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane.
Deve essere questo il ragionamento che ha condotto Kaventsmann Uhren a sviluppare il Kaventsmann Triggerfish Bronze A2, un orologio che sopravvive a tutto. Pare che resista a pressioni equivalenti a un'immersione a 3000 metri e all'esplosione di 4 kg di C4 a distanza di un metro. Eh si. Per testarlo è stato chiesto l'aiuto dell'esercito americano (loro di C4 ne hanno sempre in abbondanza) e il costruttore, dopo l'esplosione, ha modificato i pezzi che si erano danneggiati in modo da renderlo veramente indistruttibile.
Pare che abbiano usato i materiali con cui sono fatti i piloni dei ponti. Fatemi parlare con chi l'ha ideato, per favore. Ma come ti viene in mente? Cioè, tu produci orologi, un bel giorno ti svegli e decidi di creare un'opera immortale? Poi, come la smaltiamo la tua creazione, genio dell'immortalità? Se non si disintegra con il C4 figuriamoci se si decompone come le bucce di banana. E soprattutto, secondo te, se io sto per finire in cenere, mi frega qualcosa che il mio orologio possa essere ereditato dai miei figli?
Voglio essere ottimista. Voglio pensare pensare che questo orologio verrà dato in dotazione ai militari nelle zone di guerra in modo da facilitare il riconoscimento dei corpi in seguito a esplosioni, incendi e disastri vari. Anche se credo di sbagliarmi. Probabilmente finirà nelle mani di qualche riccone che al massimo corre il rischio di sbagliare un colpo nella partita a golf con il suo socio in affari. In un ulteriore slancio di ottimismo potrei pensare che i materiali usati per l'orologio verranno presi in considerazione per la fabbricazione di tute e caschi di protezione. Ma non ne sono molto convinta. Penso che rimarrà un gadget supercostoso e pressochè inutile per chi potrà permettersi di comprarlo. Alla fine va sempre così: chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane.
mercoledì 26 giugno 2013
Gardaland a luci rosse
Se in un giorno di inizio estate decidi di portare tuo figlio a Gardaland ti puoi aspettare di tutto, ma non di trovare Sara Tommasi che fa lo spogliarello nella fontana del parco divertimenti. E invece eccola lì. Una novella Anita Edberg che invece della Fontana di Trevi si accontenta della fontana di Prezzemolo. Pare che sia entrata nella fontana per cercare refrigerio e, già che c'era, abbia mostrato il davanzale a grandi e piccini.
Da quando ho appreso questa notizia continuo a chiedermi cosa ci facesse Sara Tommasi a Gardaland. Non mi sembra un posto che quelle come lei frequentano. Passare da Saint Tropez al lago di Garda è già una caduta di stile. Figuriamoci uscire dal Billionaire per entrare nella casa di Prezzemolo. Quando si dice dalle stelle alle stalle (con tutto il rispetto per Gardaland). Magari stava cercando spunti per un nuovo film porno. Non mi sembra un luogo ad alta carica erotica, ma qualcuno sicuramente apprezzerebbe un film a luci rosse in un parco divertimenti. A me sembrerebbe un attimino squallido, però i gusti sono gusti.
Chissà quale sarà la sua prossima impresa? Una cosa a tre con Topolino e Pippo nel castello della Bella Addormentata di Disneyland Paris? O ci lanciamo direttamente verso la conquista del Walt Disney World Resort in Florida? Lo scopriremo solo vivendo. Nel frattempo il web attende impaziente la pubblicazione delle foto dell'impresa sul suo profilo Facebook.
La cosa triste di questa vicenda è che attorno alla fontana si è radunata una folla di genitori con bambini. Mamme? Papà? Ok, che i vostri figli ormai cono abituati a gente scosciata e mezza nuda in TV a tutte le ore del giorno e della notte, ma magari li portiamo a vedere lo spettacolo dei delfini e delle foche invece delle tette della Tommasi? Cosa ne dite? Intanto tempo qualche anno e i vostri figli guarderanno tutte le tette che vogliono su YouPorn. Voi invece le potete guardare già adesso, quindi evitiamo di stare imbambolati davanti a quella fontana. Già che siete a Gardaland approfittatene e guardate i delfini. Quelli, tra qualche anno, potrebbero essere estinti, a differenza delle pornostar.
Da quando ho appreso questa notizia continuo a chiedermi cosa ci facesse Sara Tommasi a Gardaland. Non mi sembra un posto che quelle come lei frequentano. Passare da Saint Tropez al lago di Garda è già una caduta di stile. Figuriamoci uscire dal Billionaire per entrare nella casa di Prezzemolo. Quando si dice dalle stelle alle stalle (con tutto il rispetto per Gardaland). Magari stava cercando spunti per un nuovo film porno. Non mi sembra un luogo ad alta carica erotica, ma qualcuno sicuramente apprezzerebbe un film a luci rosse in un parco divertimenti. A me sembrerebbe un attimino squallido, però i gusti sono gusti.
Chissà quale sarà la sua prossima impresa? Una cosa a tre con Topolino e Pippo nel castello della Bella Addormentata di Disneyland Paris? O ci lanciamo direttamente verso la conquista del Walt Disney World Resort in Florida? Lo scopriremo solo vivendo. Nel frattempo il web attende impaziente la pubblicazione delle foto dell'impresa sul suo profilo Facebook.
La cosa triste di questa vicenda è che attorno alla fontana si è radunata una folla di genitori con bambini. Mamme? Papà? Ok, che i vostri figli ormai cono abituati a gente scosciata e mezza nuda in TV a tutte le ore del giorno e della notte, ma magari li portiamo a vedere lo spettacolo dei delfini e delle foche invece delle tette della Tommasi? Cosa ne dite? Intanto tempo qualche anno e i vostri figli guarderanno tutte le tette che vogliono su YouPorn. Voi invece le potete guardare già adesso, quindi evitiamo di stare imbambolati davanti a quella fontana. Già che siete a Gardaland approfittatene e guardate i delfini. Quelli, tra qualche anno, potrebbero essere estinti, a differenza delle pornostar.
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