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Visualizzazione post con etichetta uomini&donne. Mostra tutti i post
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mercoledì 11 giugno 2014

Shopping al femminile

Dopo aver preso in considerazione l'atteggiamento degli uomini di fronte allo shopping, mi sembra doveroso prendere in considerazione quello delle donne. Dopotutto siamo noi le vere regine di questa attività. Per quanto possa essere vario e variegato l'atteggiamento della donna di fronte a una giornata di shopping, mi permetto di raggruppare l'intero genere femminile in due grandi categorie: compratrice compulsiva e compratrice riflessiva.
La compratrice compulsiva è una persona metodica e determinata. Impiega circa 10 secondi per capire se un negozio fa al caso suo. Non va a fare shopping se non ha già in mente qualcosa di preciso. Una volta focalizzato l'obiettivo ha una mira da cecchino. Troverebbe il maglioncino rosso che sta cercando o il vestitino bianco che desidera tanto anche nel più caotico e disordinato dei negozi. Generalmente odia essere aiutata dalle commesse perché sa di potersela cavare da sola. Il suo pomeriggio di shopping può durare anche solo dieci minuti se trova quello che cerca al primo negozio. Non prova nulla che non comprerebbe e non compra nulla che non abbia prima provato. Se un capo la fa riflettere per più di 30 secondi è una battaglia persa: non lo comprerà. L'unica cosa che la mette in crisi è dover scegliere tra due capi simili: li comprerà entrambi se il suo portafoglio lo consentirà. È in grado di dilapidare un patrimonio in un pomeriggio. Accompagnarla a fare shopping è come togliersi un cerotto: rapido e (quasi) indolore. È la compagna di vita che ogni uomo vorrebbe. Almeno finché i conti correnti rimangono separati.
La compratrice riflessiva, invece, è l'esatto opposto. Entra in qualsiasi negozio le si pari davanti. Poco importa se all'interno ci sono vestiti che non indosserebbe neanche se la pagassero. Esce di casa con l'idea di comprare un paio di stivali e torna a casa con tre maglioni di lana e un paio di jeans. Per gli stivali c'è sempre tempo. Non c'è un capo nel suo armadio che non sia stato comprato dopo una lunga e sofferta riflessione. Dalle infradito al vestito da sposa niente viene comprato in modo impulsivo. Spesso cerca il supporto della commessa di turno che inevitabilmente si ritroverà a domandarsi cosa ha fatto di male per meritarsi questa croce. Spesso, dopo un'ora passata a rimuginare sugli stessi quattro vestiti, decide di tornare il giorno seguente perché "ci devo pensare". 90 volte su 100 non tornerà. Accompagnarla a fare shopping è come una tortura cinese: non sai quando arriverà la domanda seguente. "Cosa dici? È meglio rosso? Si, mi piace, ma forse blu lo uso di più, no? Secondo te sono meglio questi anfibi o queste infradito? Dici che va bene per andare a un matrimonio? Non so, dici che ci vuole una taglia in più?" Nessun uomo sano di mente accetterebbe di partecipare a questa follia. A meno che non sia sotto ricatto. Spende poco e in modo oculato: è la moglie che tutti vorrebbero. Soprattutto se c'è qualcun altro che la accompagna a fare shopping.

mercoledì 22 gennaio 2014

Donne vs calcio

Vi giuro che ci ho provato. Mi sono impegnata a fondo per capire il calcio e il fascino che esso esercita sui nostri uomini, ma dopo svariati tentativi ci ho rinunciato. Questa non è altro che la cronaca di una partita persa in partenza.
La donna media apprezza il calcio quanto l'uomo medio apprezza che gli vengano pestati i piedi con un tacco a spillo. E io non faccio eccezione alla regola. In realtà mi sono sempre sentita un genio per aver capito cosa sia il fuorigioco. Mio padre me l'ha dovuto spiegare solo una decina di volte. È una cosa di cui vado particolarmente fiera. Trattasi di fuorigioco quando il giocatore che prende la palla si trova oltre la linea dei difensori. Una regola così contorta che sospetto ci sia lo zampino di una donna. Eppure gli uomini, con il loro cervello lineare riescono a capirla. E noi donne, famose per i nostri ragionamenti intricati come il labirinto del Minotauro, non riusciamo a capirlo. È più forte di noi.
Comunque, trovandomi a uscire con un ragazzo mediamente appassionato di calcio, ho cercato di capire cosa ci trovasse di così entusiasmante. Più volte ho dichiarato "stasera mi impegno e guardo la partita dall'inizio alla fine". Regolarmente, dopo aver ammirato attentamente gli addominali dei tizi nello spogliatoio, riuscivo a distrarmi e a perdermi il calcio d'inizio. A quel punto era inutile proseguire l'esperimento. E così non ho mai visto una partita dall'inizio alla fine. Ma neanche metà. È capitato che mio padre mi dicesse "Eleonora, guarda un attimo cosa succede che io devo fare questa cosa, così poi mi racconti". E regolarmente perdevo di vista il televisore e non mi rendevo nemmeno conto che qualcuno avesse segnato o che qualcun altro fossebstato espulso. Che ci devo fare? Sono negata.
E così, non potendo capire il calcio, ho cercato di capire gli uomini che lo seguono. Tanto per cominciare ho sfatato il mito del multitasking come prerogativa femminile. Anche gli uomini sanno essere multitasking. Ma solo se questo viene applicato al calcio. Un uomo è in grado di guidare, seguire la radiocronaca e sostenere una conversazione a tema calcistico contemporaneamente. Non chiedetegli però di ascoltare un vostro racconto mentre cerca parcheggio perché va oltre le sue capacità. Ma come è possibile? Non parliamo poi di effettuare contemporaneamente due attività complesse come giocare a un videogioco e rispondere alla domanda "quanto zucchero vuoi nel the?". Non ci può proprio riuscire.
Un'altra cosa che non capisco sono le trasmissioni che parlano di calcio. Tizio ha fatto fallo, Caio ha simulato, lì c'era un rigore, là non c'era il fuorigioco. Vanno avanti ore a piangere sul latte versato e a rimuginare. Ore e ore di dibattiti su cose che ormai sono così. Mettetevi l'anima in pace. Però se la loro dolce metà chiede loro un'opinione la risposta è monosillabica. "Amore, cosa ne pensi dell'aborto?" "No." "Tesoro, cosa pensi della fecondazione assistita?" "Sì." Figuriamoci se poi l'argomento è introdotto senza enfatizzare il punto di domanda: "Sai, Tizia è rimasta incinta di uno conosciuto in discoteca e ha deciso che lo tiene anche se i suoi non sono d'accordo". Silenzio di tomba. "Amore, hai sentito?" "Sì" "E..?" "E cosa?" "Cosa ne pensi??" Sguardo vacuo seguito da "Contenta lei!". Va beh, ok. Ci rinuncio.

giovedì 16 gennaio 2014

Shopping mortale

Bisogna riconoscerlo: a volte noi donne riusciamo a essere ossessionanti. E ossessionate. Soprattutto quando si parla di shopping, centri commerciali o saldi. Se poi riusciamo a fare shopping sfrenato in un centro commerciale durante i saldi è la fine. Per le nostre finanze e non solo.
Non so quante di voi abbiano al proprio fianco degli uomini pienamente addomesticati allo shopping sfrenato. L'uomo medio preferirebbe spararsi nei gioielli di famiglia piuttosto che lanciarsi nella bolgia infernale delle svendite. Alcuni spinti da un amore immenso accettano loro malgrado la tortura. Altri vengono trascinati con la forza o con ricatti di ogni tipo.
Il risultato è che donne con gli occhi iniettati di sangue pronte a una guerra all'ultimo sangue per accaparrarsi l'occasione irripetibile vengono accompagnate da uomini così oppressi dalla noia che a fatica trascinano i piedi da un negozio all'altro. I più spavaldi che si rifiutano di entrare nell'ennesimo negozio vengono subito redarguiti e fustigati dalla compagna davanti agli occhi colmi di compassione degli altri uomini e agli occhi compiaciuti delle altre donne. Punirne uno per educarne cento.
Credo che nel caos dei saldi più di una coppia sia scoppiata e più di un matrimonio sia finito in divorzio. Un tizio si è pure suicidato. E' successo in Cina qualche giorno fa. Dopo 5 ore di shopping incessante e svariate discussioni un poverino si è lanciato dal settimo piano del centro commerciale. Una soluzione drastica ma efficace per porre fine alla tortura. Mi chiedo solo se non sarebbe stato più semplice mollare lì la fidanzata e andarsene.
Un pochino gli uomini in queste situazioni mi fanno pena. E tenerezza. Io non ho mai obbligato nessun uomo a fare shopping con me. E' come costringere un gatto a fare il bagno. E' una violenza psicologica. Però ho visto tanti uomini ciondolare davanti alle porte dei negozi o fuori dai camerini. Sono adorabili. Si scambiano sguardi comprensivi con altri poveretti nella loro stessa orribile situazione. Qualcuno cerca anche di sdrammatizzare con qualche battutina. Battutina per cui vengono inevitabilmente cazziati dalle loro dolci metà.
Credo che per gli uomini la cosa più estenuante di tutta questa faccenda non sia il fatto che debbano passare il pomeriggio a correre da un negozio all'altro invece di stare sul divano a guardare la TV. O il fatto che vengano spesi fiumi di denaro che loro avrebbero investito in modo sicuramente più intelligente (almeno secondo loro). La cosa più estenuante sono le nostre domande. Domande di fronte alle quali l'uomo medio rimane interdetto tanto quanto la donna media di fronte a una discussione sul fuorigioco. "Tesoro, cosa dici questo vestito è meglio blu petrolio o verde bottiglia?" Domanda interessante se capisci che diavolo di colore sia il blu petrolio. "Amore, secondo te questa gonna mi ingrassa?" Le rispondi di si sapendo che te lo rinfaccerà a vita o le dici di no mandandola in giro con una gonna che la fa sembrare più larga che lunga? "Caro, secondo te questi pantaloni prugna stanno bene con la camicetta corallo che ho comprato la scorsa settimana?" Supponendo che questo poverino sappia com'è il color corallo, di sicuro non si ricorderà che cavolo di camicetta hai comprato la settimana prima. E se anche se la ricorda, non saprà mai con che colori può essere abbinata.
Vogliamo davvero biasimarli se quando si parla di shopping si vanno a nascondere sotto alla credenza come dei gattini impauriti e vi guardano spaventati come un cane in mezzo all'autostrada? Lasciateli a casa. Loro saranno più felici e voi più veloci nel destreggiarvi tra un'occasione e l'altra. E soprattutto ci perdoneranno se per compensare la loro mancanza abbiamo speso qualche euro in più del previsto.

mercoledì 18 dicembre 2013

Discriminate

Mi è capitato più e più volte di scontrarmi con gli uomini sul tema della violenza sulle donne. L'opinione comune è che quelli che violentano e picchiano le donne sono persone "malate". Secondo molti, il motivo della violenza non è la discriminazione dilagante nei confronti del genere femminile. Il motivo è una presunta malattia mentale degli "uomini cattivi" che li induce a comportarsi così.
Se il problema stesse tutto in una malattia, basterebbe curare queste persone. Esistono delle persone chiamate psichiatri che fanno questo di lavoro, dopotutto. Qualche farmaco, un po' di psicoterapia e sicuramente il problema si risolverebbe. Purtroppo non è così.
Gli uomini che picchiano a sangue le loro donne, così come quelli che violentano la prima sconosciuta, non sono malati. O almeno non hanno una malattia che si cura con le medicine. La discriminazione è una malattia. Una malattia gravissima. Quasi incurabile.
La dimostrazione di tutto ciò viene da una pubblicità progresso contro la violenza sulle donne. Sono stati affissi alle fermate dei pullman dei manifesti raffiguranti ognuno una donna con un fumetto contenente una frase lasciata in sospeso. Incredibilmente, entro 48 ore le frasi sono state arbitrariamente completate da dai veri gentlemen. Banale vandalismo? No, discriminazione pura.
Facciamo qualche esempio: "dopo gli studi mi piacerebbe..farmi mantenere". Niente di trascendentale, vero? Cosa ne pensate di "quando cammino per strada mi piacerebbe..essere trombata"? Bonjour finesse. Oppure "vorrei che mio marito...menasse più forte". Simpatia portami via.
Pare che l'obiettivo fosse proprio questo. Permettere a certi soggetti di dare il meglio (anzi, il peggio) di loro stessi. Lo scopo era, a detta di chi ha pensato la pubblicità, far capire che la discriminazione è ancora diffusa e radicata nella fascia media della popolazione. Il passo successivo sarà riproporre gli stessi manifesti censurati aggiungendo il logo della campagna e le indicazioni per denunciare le offese e i contenuti impropri sul web.
Sinceramente, sono molto scettica sull'utilità di questa campagna. Tentar non nuoce. Mi auguro che almeno tutto questo serva a far capire agli uomini "buoni", quelli che ci portano in palmo di mano, quelli che sono dei compagni di vita perfetti, che la situazione non è così rosea come la vedono loro.
Mi sono sentita dire che lottare per le pari opportunità è stato inutile perchè le pari opportunità sarebbero arrivate un po' per volta da sole. Un po' come il lento processo evolutivo che ha fatto allungare il collo alle giraffe. Mi sono sentita dire che non è vero che veniamo discriminate. Mi sono sentita dire che ormai dovremmo smettere di lottare perchè abbiamo tutto quello che desideriamo.
Vorrei che questi uomini uscissero dal loro idillio e tornassero a prendere contatto con la realtà. Se tu non torceresti nemmeno un capello alla tua ragazza, non vuol dire che sia così dappertutto. Se tu accetti che tua moglie porti a casa il doppio del tuo stipendio, non vuol dire che lo accettino anche gli altri uomini. Se tu lasci che tua figlia trovi la sua strada senza vietarle nulla, non vuol dire che facciano tutti così.
E con questo non mi riferisco alla situazione (orribile) in cui vivono le donne in altri Paesi. Mi riferisco alla situazione in cui centinaia di donne vivono quotidianamente in Italia, un Paese all'apparenza civile. Civile all'apparenza ma non nella sostanza. Prima ne prenderete coscienza, prima ci aiuterete a combattere.

domenica 24 novembre 2013

Senza parole

Ed è proprio quando credi di averle ormai viste e sentite tutte che arriva la notizia che ti lascia a bocca aperta. O meglio, per restare in tema, senza parole. Pare che l'ultima moda tra i single londinesi sia proprio stare in silenzio. Quando? Agli appuntamenti, ovvio.
Mi spiego meglio. Molti di voi, se non tutti, conoscono già lo speed dating, quel modo un po' strano e un po' caotico di cercare l'anima gemella. Un minuto per capire se chi hai davanti vale un appuntamento vero o no. Un minuto per capire se chi hai davanti potrebbe diventare l'uomo (o la donna) della tua vita. Beh, io già avrei dei problemi con questa cosa. Due terzi delle mie più grandi amiche mi sono risultate insopportabili quando le ho conosciute. Con la prima impressione prendo sempre delle cantonate.
Ma veniamo alla nuova moda: lo "Shhh date". Uno speed date senza parlare. E' permesso solo scrivere, gesticolare e fare dei versi senza senso. Il tutto preceduto da una sessione di "riscaldamento" per prendere coscienza del proprio corpo. Inspiegabilmente, questa nuova modalità di appuntamento fa il tutto-venduto a ogni serata. E, ovviamente, non impiegherà molto ad arrivare anche in Italia.
Molti sono entusiasti perchè guardandosi negli occhi e non potendo cianciare a ruota libera è più facile comunicare su un piano più profondo. Questa mi sa di motivazione da donna. Le motivazioni maschili, secondo me, sono altre: finalmente c'è un luogo dove le donne non parlano. Ammettetelo, vi piace per quello. Altro che guardarsi negli occhi e stabilire un contatto intimo: potete evitare di passare tutto l'appuntamento a fingervi interessate alle chiacchiere incessanti dell'ennesima esponente del genere femminile. Non per niente questa idea è venuta a un uomo.
Sarà che io sono logorroica e per me stare zitta e morire è la stessa cosa, ma io sono un po' perplessa. Come fai a capire se quello è l'uomo giusto? C'è il rischio di lasciarsi ingannare dalle apparenze: il tipico belloccio che appena apre bocca ti fa drizzare i capelli e la tipica Barbie che non sa produrre una frase di senso compiuto farebbero un figurone. E poi il modo in cui si parla è importante. Cosa fai se ti trovi davanti uno strafigo e poi all'appuntamento vero scopri che ha la voce come quella di Paperino? Riesci davvero a resistere tutta una cena senza scoppiargli a ridere in faccia?
Se lo scopo di questa nuova modalità di caccia all'anima gemella è quello di evitare silenzi imbarazzanti e pause troppo lunghe tra un argomento di conversazione e l'altro, mi sembra solo un modo per posticipare il problema. Dopotutto, comunicare solo con gli sguardi in una coppia è una cosa che si impara a fare con il tempo. E 60 secondi non saranno mai abbastanza.

domenica 17 novembre 2013

Shopping maschio

Gli uomini, nel loro rapporto con lo shopping, si dividono in tre categorie: metrosexual/gay, decisi e insicuri.
Per quanto riguarda la prima categoria, c'è ben poco da dire: sono come le donne o forse anche peggio. Spendono quantitativi di denaro impensabili per comprare la polo superfirmata, il jeans all'ultima moda, la cintura edizione limitata dello stilista più innovatore che c'è. Possono risultare irritanti quando ti impediscono di entrare nel negozietto a buon mercato che ti piaceva tanto tanto, ma tutto sommato si possono sopportare.
Poi ci sono gli uomini decisi. Loro sanno esattamente cosa vogliono e quando lo vogliono. Nel senso che magari passano sei mesi senza mettere piede in un negozio, ma quando poi ci entrano battono tutti i record di numero di acquisti per ora di shopping. Entrano, vedono una cosa di loro gradimento, la provano, la comprano ed escono. Sono capaci di girare 5 negozi in 45 minuti e arrivare a casa con una decina di sacchetti. Inutile dire che con loro lo shopping non è propriamente esaltante, ma per lo meno è rapido e indolore. Breve ma intenso.
Infine, gli insicuri. Accompagnare loro a fare shopping è divertente come camminare sui chiodi. Mediamente impiegano due settimane (che diventano tre se all'insicurezza si aggiunge un po' di sana avarizia) a convincersi della necessità di fare shopping. L'opera di convincimento viene solitamente svolta dalla fidanzata, che ha anche il compito ingrato di partecipare all'impresa. Solitamente si parte con una contrattazione sul numero di capi necessari, con tanto di argomentazioni pro e contro l'avere solo 2 paia di jeans e 5 polo (di cui 3 sbiadite). A questo punto, il nostro insicuro si ostinerà a entrare in almeno 5 negozi, pur sapendo che in 4 di questi non ha mai trovato nulla che fosse di suo gradimento e mai lo troverà. Inoltre, governato da timidezza e paura di essere notato, rifiuta anche solo di prendere in considerazione tutti i colori che possono essere definiti tali: viola/rosa (troppo femminile), rosso (troppo appariscente), giallo (troppo allegro), turchese (troppo sgargiante), verde (semplicemente troppo). Rimangono quindi: blu (rigorosamente scuro), nero (il più delle volte scartato perchè troppo serio), grigio (un evergreen) e beige (non sempre apprezzato). Una volta che il 90% dei colori è stato prontamente scartato, ecco che il nostro insicuro si appresta a provare qualche capo (mai più di 3 per volta). A questo punto, bisogna tirarlo fuori dal camerino prendendolo per le orecchie perchè lui, non lo direste mai, si vergogna. Inutile spiegargli che la gente nei negozi si fa mediamente i fattacci suoi. Una volta che è stato tirato fuori quasi per i capelli, eccolo che si guarda allo specchio con aria imbarazzata e colpevole. Se lo trovassero con le mani dentro la cassa, l'espressione sarebbe la stessa. A questo punto, dopo 10 minuti di rassicurazioni per ogni capo, il nostro eroe si convince che FORSE quello che sta provando gli sta bene. E così, 4 ore e 5 negozi dopo, ecco che il nostro eroe arriva a casa con la metà di quello che aveva bisogno. Mentre la sua ragazza prende appuntamento con l'analista per superare il trauma.
(Ovviamente queste sono estremizzazioni per far sorridere le donne e, perchè no, anche gli uomini. Spero di non aver offeso nessuno, in tal caso chiedo venia.)

giovedì 7 novembre 2013

Malattia mensile

Ho recentemente (cioè ieri) scoperto che sul web esiste un sito chiamato "The Period Store". Ora, per quelle di voi che conoscono un minimo di inglese sarà facile immaginare di cosa stiamo parlando. Per le altre, se non l'avessero intuito, parliamo di ciclo mestruale. Cosa fa questo benedetto Period Store? Molto semplice. Pagando un abbonamento mensile che varia dai 15 ai 30 $, ti recapitano a casa una scatola contenente tutto quello che può servirti per goderti al meglio "quei giorni". Si sa, ognuna ha le sue esigenze. Infatti qui possiamo trovare tutto ciò che può servire a una donna "ciclata": the, tisane, cioccolata, borse per l'acqua calda, rimedi naturali. Chi più ne ha più ne metta.
Ora, ammetto che è un'idea carina. Il servizio in questione promette addirittura, facendoti compilare un modulo riguardante la regolarità del tuo ciclo, di farti recapitare il pacco proprio in tempo per il "giorno X" (sperando che le poste americane funzionino meglio di quelle italiane). Così, come si evince dal disegno illustrativo, potrai passare "quei giorni" coricata sul divano avvolta nelle coperte a strafogarti di cioccolato e a maledire la natura crudele che ti ha inflitto questa ciclica sofferenza.
A questo punto, io vorrei conoscere colui che ha avuto questa brillante idea. Sono sicura al 90% che sia un uomo. Solo loro possono avere questa visione così teatrale del ciclo mestruale. Forse sono io che conosco solo delle "super-donne", ma io non ho mai conosciuto nessuna che "in quei giorni" se ne sta tutto il tempo a crogiolarsi sul divano tra una tisana e una scatola di cioccolatini. Soprattutto non so quante donne che studiano, lavorano o mandano avanti una famiglia possano permettersi una settimana di "malattia" e completa inattività al mese. Magari, dato che il sito è americano, negli USA le donne funzionano diversamente. Anche se ne dubito.
Quello che mi chiedo è: ci avete prese per rincoglionite? Secondo voi, aspettavamo che arrivaste voi con i vostri assorbenti a domicilio? Esistono dei luoghi magici chiamati "supermercati" dove le donne possono trovare assorbenti, tisane, cioccolata e borse dell'acqua calda ogni giorno del mese. E, pensate un po', questi luoghi le donne li frequentano come minimo una volta a settimana perchè vanno a farci una cosa che si chiama "spesa". Avete presente? Quella che ci permette di prepararvi la cena quando arrivate a casa affamati come dei bisonti. Voi non ci crederete mai, ma noi donne siamo anche dotate di un organo molto complesso chiamato "cervello" che ci permette di sapere se e quando comprare assorbenti e cianfrusaglie varie. Incredibile, vero? Il ciclo mestruale non è una malattia. E' grazie a quello che vi mettiamo al mondo. Smettete di trattarci come delle appestate rimbambite solo perchè di quando in quando siamo in balia degli ormoni. Grazie.

giovedì 17 ottobre 2013

Piccole dimenticanze

Ok, capita a tutti di dimenticarsi qualcosa. Ci si può dimenticare di chiudere il gas prima di partire per le vacanze. Ci si può dimenticare di restituire qualcosa a chi ce l'ha prestato. Ci si può dimenticare un impegno o un appuntamento. Ma a mio parere non ci si può dimenticare la moglie.
Eppure un uomo tedesco ci è riuscito. Ha dimenticato la moglie in un autogrill e se n'è accorto 150 km dopo. Piccolo particolare: stavano partendo per il viaggio di nozze. Si sono fermati a fare benzina e la donna è scesa per andare in bagno (si sa, noi donne abbiamo una scarsa autonomia da questo punto di vista). Quando è uscita dal bagno, il marito e la macchina non c'erano più. Solo che in macchina aveva lasciato anche telefono e portafoglio. Che fare? La nostra malcapitata ha chiesto aiuto a una pattuglia della polizia che l'ha aiutata a rintracciare il marito. Il neo-marito, intanto, ha continuato fresco e trullo a macinare chilometri su chilometri.
Vi starete chiedendo: come ha fatto a non accorgersi dell'assenza della moglie? Pensava dormisse sul sedile posteriore. Ma dai! Lo vedi se sul sedile posteriore c'è qualcuno o no! Diciamo piuttosto che non eri ancora abituato all'idea della coppia. Se devi sparare una cazzata, almeno buttala sul piano psicologico. Fa fine e non impegna.
Comunque tutta questa storia mi ha fatto capire molte cose. Tanto per cominciare ho capito perchè alcuni matrimoni finiscono molto presto. Io, se venissi dimenticata in autogrill durante il viaggio di nozze, due domande sul mio partner me le farei. Oggi dimentichi me in autogrill, domani dimentichi mio figlio in macchina. Meglio non rischiare.
Inoltre, grazie a questo aneddoto, ho capito perchè noi donne parliamo tanto. Beh, qualcuna parla più di altre, ma tutte parliamo mediamente più degli uomini. Credo sia una sorta di strategia per la sopravvivenza. Chissà quante donne nella preistoria sono state dimenticate in mezzo alla foresta perchè troppo silenziose e non sono più riuscite a tornare a casa. E così ci siamo evolute di conseguenza. E parliamo. Parliamo. Parliamo. Parliamo. Almeno le probabilità di essere dimenticate scendono. Anche se c'è sempre l'eccezione che conferma la regola.

martedì 9 luglio 2013

Lezioni di gravidanza

Gli uomini non capiscono le donne. E' appurato. Il fatto che molti uomini lo ammettano è già un punto a loro favore. Alcuni cercano anche di colmare le loro lacune. Ci studiano da vicino. Ci imitano. Un po' come ha fatto quella famosa antropologa che ha vissuto in mezzo alle scimmie.
Proprio nel tentativo di capire meglio le donne, lo scrittore Benjamin Percy ha deciso di simulare una gravidanza. E così si è fatto progettare, da un'università giapponese, una giacca che simulasse la pancia di una donna incinta. Il poveretto si è tenuto addosso questa benedetta giacca per 9 settimane (non è che si sia sprecato molto) aumentandone progressivamente il peso per simulare la crescita del bambino. Era convinto che questo l'avrebbe aiutato a essere un padre migliore. E soprattutto sperava che le donne apprezzassero lo sforzo. Povero illuso.
Invece di fargli i complimenti per l'impresa, le donne che avevano già sperimentato una gravidanza l'hanno criticato. In effetti come esperienza non era molto realistica. Tanto per cominciare, una gravidanza dura quattro volte tanto. E poi dove le metti le nausee mattutine? L'acidità di stomaco? Le caviglie gonfie? Il mal di schiena? Le voglie? Gli sbalzi d'umore? Tuo figlio che alle 3 di notte tira pugni e calci al tuo utero più potenti di quelli di Chuck Norris? Diciamo che spacciare questa buffonata di 9 settimane per un'epica simulazione della gravidanza mi sembra eccessivo. Soprattutto perchè poi tu non te lo sei dovuto partorire, caro mio.
Comunque questa esperienza è stata istruttiva. Sì, il nostro eroe ha capito che quando hai una pancia grossa come una mongolfiera è difficile anche fare le cose più semplici. Ma va? Ma tu pensa che io invece pensavo fosse comodissimo. Benjamin? Ci sei o ci fai? Può forse non essere scomodo avere un pallone da basket al posto della pancia? Qui non si tratta di essere uomini o donne. E' fisica. Se io non mi vedo le punte dei piedi, posso secondo te allacciarmi le scarpe senza problemi? Posso piegarmi in avanti per raccogliere qualcosa senza rischiare di ribaltarmi? No. Non posso. E' evidente. Per capirlo bastava un libro di fisica, non era necessario fare l'eroe con una pancia finta.

lunedì 1 luglio 2013

C'era una volta la salsiccia unisex

C'era una volta la salsiccia unisex. E ora non c'è più. Ridatecela, per favore. Non sto scherzando. Come, non lo sapete? Allora ve lo dico io.
In Germania, patria della birra e delle salsicce per l'appunto, una catena di supermercati ha avuto un'idea geniale. Differenziare le salsicce. Wurstel separati. Uno per lui, ricco di grassi e gustoso. E uno per lei, leggero e che sa di niente. Ma sono diverse anche le confezioni. Per la serie, non c'è limite al sessismo: sulla confezione delle salsicce "da uomo" c'è una superfiga supermagra supertonica, mentre sulla confezione della salsiccia "da donna" c'è un supergnocco superpalestrato superabbronzato. Ovviamente nessuno ha apprezzato l'iniziativa. La stampa tedesca si è immediatamente scagliata contro questa iniziativa politicamente scorretta. E io mi unisco al coro.
Ma vi sembra il caso? Secondo voi, noi donne non abbiamo già abbastanza grane? Adesso non possiamo più goderci una salsiccia come si deve? Noi partoriamo e gli uomini no. Noi perdiamo sangue tutti i mesi e gli uomini no. Noi siamo obbligate a fare la pipì da sedute e gli uomini no. Almeno sulle salsicce, possiamo avere le pari opportunità? Voi uomini potete mangiare come maiali e ruttare come dinosauri e noi non possiamo neanche mangiare un normalissimo wurstel senza sentirci in colpa? Non vi sembra di esagerare?
Che poi, fatemi capire. Io, donna tedesca, vado al supermercato intenzionata a comprare delle salsicce. Delle grasse e gustose salsicce in cui affogare le delusioni e le frustrazioni della giornata. E secondo voi, esperti di marketing delle mie infradito (non siete degni neanche degli stivali), invece di comprare i wurstel pieni di grassi saturi che tanto fanno bene al morale, compro quelle salsiccette sciape e più magre delle gambe di Kate Moss solo perchè voi avete schiaffato la foto di un supermacho sulla confezione? Come minimo il tizio me lo dovete recapitare a casa. In carne e ossa. Salsiccia inclusa. Dopotutto, sessismo per sessismo, che almeno ce ne venga qualcosa in tasca. No?

venerdì 28 giugno 2013

Uomini (troppo) curati

Vagando nel reparto dedicato ai prodotti per la depilazione mi è caduto l'occhio su un articolo: la crema depilatoria per gli uomini. Ora, che gli uomini si depilino non è certo una novità. Ma perchè non possono usare la stessa crema che usiamo noi? Si vergognano perchè è rosa? Possono sempre dire che è per la sorella o per la mamma. Il rosa mina il loro ego di supermacho supersexy? Beh, tesoro, se non ti si rovina l'ego a depilarti come una top model, non credo sia il colore della crema che fa la differenza.
Che poi gli uomini sono sempre approssimativi. Anche nella depilazione. So di uomini che si depilano solo le caviglie per poter mettere i pantaloni arrotolati sul fondo senza che esca il pelo da Setter irlandese. E di uomini perfettamente depilati nelle parti intime ma con le gambe più pelose di quelle di King Kong. E quelli che si depilano il petto e poi lasciano la ricrescita che da lontano pare una rara malattia dermatologica? Io dico, ti vuoi depilare? Fallo bene.
E vogliamo parlare di quei tipi da spiaggia superabbronzati e superdepilati che di solito risultano tutti lucidi e luccicanti? Quel lucido effetto bagnato che non capisci se sono appena usciti dalla doccia (poco probabile), sono sudati marci (altamente probabile) o cosparsi di olio abbronzante (possibilità da non esludere). Mi spiegate quale sarebbe lo scopo di essere più lucidi di una palla da bowling, più luccicanti di un cristallo Swarovski e più unti di una sardina sottolio?
Certo che però gli uomini sono furbi. Loro si depilano, sì. Ma cercando di evitare i metodi dolorosi. Qualche raro esemplare va a fare la ceretta dall'estetista, ma nessuno usa il Silk épil. Di quello hanno paura. Quando lo vedono avvicinarsi ai loro peli fanno delle facce da film horror. Poi loro sono un po' come i cani, si spaventano già solo per il rumore che "quel coso" produce. E allora come fanno a depilarsi? Semplice! Con la crema. O, peggio, con il rasoio. Ma bravi. Già avete dei peli più grossi e spessi delle sequoie secolari, passateci pure il rasoio così diventano più robusti dell'Empire State Building. Fate pure. Intanto siamo noi che poi ci scartavetriamo la faccia accoccolandoci sul vostro torace più ruvido di una grattugia. Ma cosa volete che sia, siamo abituate al Silk épil, noi.

mercoledì 5 giugno 2013

Salvaslip e pari opportunità

Stavo leggendo una rivista quando la foto di un uomo in mutande ha attirato la mia attenzione. Era una pubblicità di salvaslip. Per uomini. Il succo del messaggio pubblicitario era che se sei un uomo e hai delle perdite di urina ora c'è la soluzione ai tuoi problemi.
A questo punto mi sono venute spontanee diverse considerazioni. Intanto ringrazio chiunque abbia messo quella pubblicità su un giornale per donne. Mi ha fatto davvero piacere. Sicuramente fa sempre piacere vedere un uomo in mutande, soprattutto se in primo piano ci sono addominali e mutande e se l'uomo in questione non supera i 30 anni. Ma la cosa che mi ha fatto ancora più piacere è il fatto che finalmente non siamo più solo noi donne ad avere i problemi. Per anni in televisione e sui giornali non abbiamo fatto altro che sentire pubblicità sui problemi delle donne: il ciclo, il prurito intimo, le perdite di urina.
Adesso finalmente vi abbiamo dato le pari opportunità, cari uomini. Finalmente adesso pubblicizzano anche i vostri di problemi. La disfunzione erettile. L'eiaculazione precoce. Le perdite di urina. Tranquilli, non ringraziateci. E' un piacere sapere che ora non siamo più solo noi ad avere addosso tutti i mali del mondo. Tra l'altro, forse non ci avete fatto caso, ma ultimamente anche le pubblicità dei medicinali per tosse, raffreddore, mal di gola, influenza, rinite allergica e mal di testa hanno come protagonisti degli uomini.
Credo di sapere come è andata la faccenda. Le donne si sono infiltrate nel mondo della pubblicità assecondando i vostri spot assurdi che avevano come protagoniste ragazze con il ciclo che facevano paracadutismo, ragazzine che discorrevano allegramente di prurito intimo e rispettabili signore che puzzavano di pipì in ascensore. Poi, quando sono riuscite a prendere il potere, hanno iniziato a rendere realistici gli spot pubblicitari dipingendovi moribondi sul divano per un po' di mal di testa o completamente isolati dal mondo a causa della rinite allergica. E quando avete abbassato la guardia è cominciato il controattacco: eiaculazione precoce, impotenza, incontinenza. Vedete di prenderla sul ridere se non volete diventare i protagonisti di qualche pubblicità per gli psicofarmaci. E' un consiglio da amica.