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Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post
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lunedì 21 settembre 2015

Miss Intelligenza

E' come se all'improvviso la popolazione italiana avesse improvvisamente aperto gli occhi. Come se tutti si fossero svegliati da un coma profondo che li manteneva alienati dalla realtà. E' bastata una dichiarazione scomoda di una ragazzina con il cervello grosso quanto una noce per far scatenare quella che a mio parere è una sparatoria contro la Croce Rossa.
Non fraintendetemi, non la sto difendendo. Credo che si debba avere il QI di Rosita (la gallina di Banderas, NdR) per dire "vorrei vivere nel '42...(pausa di riflessione prima di specificare il secolo)...intanto so' donna e la guerra non l'avrei fatta (risatina inopportuna)". A parte le donne partigiane, che la guerra l'hanno fatta in prima persona alla pari degli uomini. A parte le donne ebree, che sono state uccise brutalmente alla pari degli uomini. A parte le donne che hanno preferito farsi uccidere piuttosto che tradire l'amico ebreo o il marito partigiano. A parte tutte queste categorie, cara la mia ragazzina ebete, ci sono le donne che se ne stavano "a casa con la paura", come tu stessa avresti voluto fare, e nonostante ciò sono morte lo stesso. E sai perché? Perché quando ti lanciano una bomba sulla testa non importa se sei un uomo o una donna, un vecchio o un bambino. Le bombe colpiscono tutti, indistintamente. Un po' come le stronzate che escono dalla tua adorabile boccuccia. Anche quelle hanno colpito tutti.
Io dico, ce n'erano di cose che avresti potuto dire. Certo non avresti voluto essere Marie Curie che è morta di cancro dopo aver scoperto i raggi X. Sempre che tu sappia chi sia Marie Curie e cosa siano i raggi X. Però, per rimanere nel tuo ambito (che non ho ben chiaro quale sia, ma suppongo sia la bellezza), avresti potuto dire "vorrei essere Marilyn Monroe per scoparmi il Presidente degli Stati Uniti". Oppure "vorrei essere un faraone egizio per avere una piramide tutta mia". O ancora "vorrei essere Maria Antonietta per scoprire cosa si prova a essere ghigliottinati". Insomma, ce n'erano di stronzate a tua disposizione. E invece tu sei riuscita a fare di peggio.
Quello che mi chiedo io è: MA COSA VI ASPETTAVATE? E' un concorso di bellezza, non una conferenza tra premi Nobel. Io già mi stupisco quando qualche ex-Miss Italia riesce a ottenere qualche particina in una serie TV Rai. Certo non mi sconvolgo perché una ragazzina di 18 anni tira fuori un'affermazione idiota. Che poi, nonostante la gaffe, è stata eletta Miss Italia comunque. E nessuno si è indignato per questo. Il che mi sembra più grave.
Comunque, ho due proposte per evitare che un episodio del genere si ripeta in futuro.
Proposta numero 1: aboliamo Miss Italia. Non so voi, ma io sono un po' stanca di questa esposizione di cosce e culi come se fossimo dal salumiere. Ah, scusate. Io non sono un uomo, quindi per un qualche strano sillogismo le mie affermazioni sono dettate dall'invidia. Pardon.
Proposta numero 2: aboliamo le domande idiote durante il concorso di Miss Italia. Passiamo a prove pratiche maggiormente legate alla bellezza, alla grazia, al portamento. Non so, ad esempio la recitazione, la danza, la capacità di sfilare con i libri in testa. Così magari qualche nozione passa per osmosi. Hai visto mai.

lunedì 19 maggio 2014

Le patatine di Rocco

Pensavo (e soprattutto speravo) che avessero archiviato per sempre quell'orribile pubblicità. Invece eccola di nuovo ad avvelenarmi il fegato. Più irritante dell'uomo Conad, più sessista di una partita di calcio.
Per chi non l'avesse ancora capito, mi riferisco alla pubblicità delle patatine in cui Rocco Siffredi gira tra dozzine di donne bellissime con un pacco di patatine in mano facendo allusioni sessuali non troppo velate.
Era un po' che Rocco non si faceva vedere. Pensavo che le femministe avessero minacciato di tranciargli i preziosi attributi se non l'avesse piantata con quella pubblicità. E invece no. E' di nuovo qui.
Non ho ancora deciso quale sia la cosa che mi dà più fastidio di quella pubblicità: il fatto che le donne vengano spudoratamente identificate con le loro parti intime, il fatto che le loro parti intime vengano paragonate a degli snack per bambini o il fatto che, per la proprietà transitiva, le donne vengano identificate con degli alimenti. Quello che è certo è che non vorrei mai essere al posto di una mamma con un figlio troppo sveglio che fa domande su quella pubblicità.
Caro Rocco, mi fa piacere che tu le abbia provate tutte. Anche se, volendo puntualizzare, è il tuo inquilino del piano di sotto ad averle provate. Viste le sue dimensioni si può praticamente considerare un essere dotato di vita propria. Potresti far parlare lui, già che ci sei.
Mi chiedo solo che fine hanno fatto le femministe indignate. Quelle che considerano Miss Italia la causa di tutti i mali. Quelle che sono pronte a strillare se in una pubblicità viene inquadrata una donna un po' più scoperta del necessario. Quelle che trovano deplorevole il fatto che delle giovani donne accettino di intrattenere gli ospiti di Berlu ad Arcore in cambio di una palata di soldi. Tutte queste femministe, dove sono adesso? Perchè lasciano che un pornodivo parli in questo modo del gentil sesso?
Forse sono io che sono paranoica, polemica e permalosa, ma trovo mille volte più offensivo essere paragonata a una patatina che vedere un centinaio di illuse sfilare a Miss Italia in cerca del trampolino di lancio per la fama e la gloria. Boicotterei quella marca di snack se non fosse che il mio cervello non ricorda quando è stata l'ultima volta che il mio stomaco gli ha ordinato di comprare delle patatine o dei pop corn. Non potendo boicottare, polemizzo. Attività che mi riesce sempre bene.

lunedì 10 marzo 2014

I soliti ignoti

A volte, mi piace passare un'ora del mio prezioso tempo guardando l'Eredità. Presentatore simpatico, domande curiose, concorrenti preparati. Più o meno.
Recentemente il buon Conti ha apportato alcune modifiche al gioco. In particolare, il primo gioco adesso consiste nei cosiddetti "abbinamenti". Riassumo le regole per i meno informati. Il concorrente ha un minuto di tempo per completare 20 abbinamenti che possono essere di varia natura, tra cui coniugare i verbi e sapere le tabelline. E qui casca l'asino. Anzi, ne cascano decine.
Capisco che per partecipare a un quiz televisivo non sia necessario essere candidati al Premio Nobel, però non puoi neanche essere analfabeta. Capisco anche che ogni tanto ai casting qualche ignorantello lo facciano passare per fare un po' di scena. Però a tutto c'è un limite. Ci sono cose che ogni persona in possesso di una licenza elementare dovrebbe sapere.
Ovviamente, per motivi di spettacolo, i concorrenti vengono quasi sempre colpiti sul loro punto debole. Capita spesso che alle donne venga chiesto di abbinare il calciatore al suo ruolo. Qualcuna ce la fa anche, chapeau. Il problema è che, a mio parere, nessuno dovrebbe essere in difficoltà con le tabelline o con l'italiano.
Quando Conti pronuncia la parola "tabelline", il concorrente, di solito, sbianca. E quando inizia a rispondere, sbianco io. "7x8?" "42." Bravo, continua così. La maestra che ti ha promosso all'esame di quinta elementare si è appena impiccata. E non venirmi a dire che non sei portato per la matematica. Le tabelline vanno studiate. A memoria. Non c'è scusa che tenga.
Quello che ne esce peggio da questo gioco al massacro, però, è sempre il nostro povero italiano. Voglio essere indulgente e accettare gli errori nei superlativi assoluti. In fin dei conti credo che nessuno abbia mai usato il superlativo assoluto di "funereo", di "mellifluo" o di "benevolo". E voglio anche perdonare l'incapacità dell'italiano medio di discriminare un aggettivo da un avverbio. Quello che non perdono è la totale ignoranza dei modi e dei tempi verbali. I soliti ignoti: congiuntivo, passato remoto e participio passato.
La cosa inquietante è che alcuni non sanno proprio di cosa si stia parlando. "Allora, io ti dico il verbo e tu mi dici il participio passato, ok?" "Va bene." "Parlare?" "Parlai." No, tesoro. Quello è il passato remoto. Ti è chiara la differenza o ti rimandiamo in prima elementare per capirla meglio? Poi ovviamente ci sono quelli che hanno capito di che modo e tempo verbale si stia parlando ma non sanno assolutamente coniugare i verbi. Congiuntivo di sentire? Che io senti. Passato remoto di cuocere? Cuocei. Participio passato di rendere? Renduto. Complimenti vivissimi agli insegnati di italiano che ti hanno portato ad avere questa conoscenza così raffinata della tua lingua madre. Vorrei proprio conoscerli.
Fatemi un favore: prima di candidarvi per un quiz televisivo, fatevi un esame di coscienza. Se non sapete le tabelline e non conoscete la differenza tra participio passato e passato remoto, lasciate perdere. Al Grande Fratello potreste avere successo, però.

mercoledì 12 febbraio 2014

Decerebrati nelle pubblicità

Voglio fare un appello. Liberiamo quella povera donna. Mi riferisco alla moglie del tizio della Conad. Quella pubblicità mi fa venire l'ulcera. E di sicuro non mi fa venire voglia di andare a comprare nei loro supermercati.
Questa poverina sta con uno più fulminato di una lampadina. Facciamo una colletta e paghiamole un buon avvocato divorzista. Suo marito sta peggiorando, è evidente. Prima si limitava a dare di matto durante la notte. Una volta ti svegli per controllare la freschezza. E va bene. In realtà non va per niente bene, ma facciamo finta di sì. Poi ti svegli perchè c'è un problema. Ma non nella coppia, eh. Tra la gente. Ora, sono le due di notte, proprio adesso devi andare ad abbassare i prezzi del tuo maledetto supermercato? Non puoi aspettare le 7 di domani mattina? Adesso non c'è nessuno che va a fare la spesa, quindi dormi e non scassare le palle a tutta la famiglia. E invece quella povera donna di sua moglie cosa fa? Lo asseconda. Come si fa con i matti. Il fatto che non gli abbia ancora spaccato sulla testa la pentola a pressione la fa candidare alla santità.
Adesso, però, il tizio è peggiorato. Lei gli chiede se gli va bene mangiare la carne e lui? Lui, più fatto di Bob Marley, la guarda con aria sognante e le risponde "si, ma la nostra". Ma la nostra di chi? Guarda che non hai una fattoria. Hai un supermercato. Le mucche non nascono sotto forma di hamburger nel bancofrigo. Qualcuno te lo deve dire un giorno o l'altro. E vogliamo parlare di quando gira per casa come un deficiente e tira fuori dalla dispensa tutti i prodotti essenziali? Qualcuno lo deve fermare.
Ormai, comunque, siamo abituati ai decerebrati nelle pubblicità. Ve la ricordate Adriana? Quella della Tim. Quella strafiga. Quella che si è fatta inseguire per un anno da quell'altro idiota che le sbavava dietro. Inizialmente, pensavo che fosse lei quella astuta dei due. E' riuscita a farsi inseguire per tutto il pianeta prima di dargliela. Chapeau! Poche altre riuscirebbero nell'impresa. E poi l'hanno fatta parlare. Mi hanno distrutto un mito. Se ne andava in giro per casa contando le cose di quattro in quattro. "Quatro paperele, quatro gatini" Passi la pronuncia scadente, ma il contenuto non era propriamente degno di chissà quale mente eccelsa. A quanto pare il tizio non la inseguiva per poter discutere dei massimi sistemi.

lunedì 20 gennaio 2014

Malati (di risparmio)

Lo zapping serale è sempre fonte di grande ispirazione e di grande sbigottimento. Ancora una volta mi sono imbattuta in uno di quegli assurdi programmi di Real Time e ancora una volta mi sono ritrovata a fissare lo schermo incredula e contrariata.
Questa volta la pietra dello scandalo è un programma intitolato "Malati di risparmio". Già dal titolo non ci si aspetta nulla di vagamente normale. Ho cercato di soprassedere sul tizio che fieramente mostrava la vasca da bagno in cui raccoglieva l'acqua usata per lavarsi per poi riutilizzarla per lavare i piatti (una volta a settimana) e per fare il bucato (una volta al mese). Purtroppo, nonostante i tentativi della mia mente di rimuovere questa informazione, non riesco a dimenticare la vista di quell'acqua non troppo pulita e soprattutto priva di sapone. L'unica cosa che mi conforta è che uno spilorcio così non invita nessuno a cena e quindi nei piatti "lavati" nell'acqua sporca ci mangia solo lui.
Come tutti questi programmi a metà tra l'assurdo e il grottesco, ogni puntata prende in considerazione due squilibrati. Ed è qui che mi sono partiti gli istinti omicidi. La seconda malata era una donna giovane sposata con un uomo succube dell'avarizia della consorte e madre di due tenerissimi bambini. Bambini per i quali io vorrei chiamare i servizi sociali. Si dà il caso che l'adorabile mammina razioni tutto quello che le passa tra le mani. Il suo motto è "per risparmiare bisogna contare tutto". E così questa squilibrata a piede libero raziona la carta igienica a tutta la famiglia: sopra la vaschetta del water fa tre mucchietti (mamma, papà, figlio di 3 anni) e attribuisce a ogni componente un numero di strappi di carta. Di solito non sono previsti più di 3 strappi a testa al giorno. Vorrei che ti venisse il colera. L'unica che si salva da questa angheria è la figlia più piccola in quanto portatrice di pannolino. Spero che non razioni anche quelli.
A un certo punto la risparmiatrice folle ha mostrato al mondo come raziona cibo e bevande ai due pargoli. Alle due vittime innocenti viene dato da bere "il succo", che si compone di 1 parte di succo di mela e 5 parti di acqua. Per ammissione del padre "quella roba deve avere un gusto terribile, ma intanto loro non sanno che gusto ha il succo vero". Ma stai scherzando? Posso dire che sei uno stronzo? Se poi i vostri figli crescono e vi ammazzano nel sonno io vengo in America solo per stringere loro la mano. Ma non è finita qui. Vengono razionati i waffles (una striscia di quadratini per ogni anno di età) e i cereali (14 pezzi contati e se non li finisci la prossima volta te ne do 12). A un certo punto il bimbo più grande ha chiesto se poteva avere il bacon, richiesta seguita da gridolini di approvazione da parte della sorellina. La risposta della mamma è stata "Tesoro, il bacon si mangia a Natale!". A questo punto non ho tirato il telecomando contro lo schermo solo perché poi avrei dovuto ricomprare la TV.
Io capisco che non si possano allevare i figli accontentandosi ogni loro richiesta. E capisco anche che il risparmio sia un'arte a me sconosciuta, però a tutto c'è un limite. Io spero che qualcuno abbia tolto i figli a quella pazza. Comunque, come al solito Real Time non ha dato il titolo giusto alla trasmissione. "Malati di mente" sarebbe stato più appropriato.

giovedì 14 novembre 2013

Unghie improbabili

La "Regina della Nail Art" torna a tenere banco su unghie e smalti. Se devo essere sincera non ne sentivo la mancanza. Non ho niente contro Mikeligna, per la carità. Sono sicura che, nel profondo, sia una ragazza semplice e adorabile. E' il suo programma che mi fa venire l'ulcera.
Tanto per cominciare non sopporto l'essere presa per i fondelli. Il programma si apre con Mikeligna che dà una serie di informazioni sulla sua prossima vittima. E fin qui va bene. Già sulle motivazioni che inducono queste poverette a sottoporsi alla pubblica umiliazione io ho delle riserve. Voglio dire, sono motivi che fanno acqua da tutte le parti. Una che vuole la manicure per la festa di compleanno della cugina. L'altra che vuole una nail art speciale per il suo esame di maturità. L'altra ancora che vuole avere unghie perfette quando porta il fratellino ai giardini. Ok, sto esagerando, ma il livello è quello.
Dopo che la padrona di casa ci ha presentato la sua ospite, ecco che vediamo entrare la vittima designata. Ed è qui che mi sento presa per una ritardata. Si, perchè a questo punto inizia una conversazione vuota come un barattolo di miele passato tra le zampe di Winnie the Pooh. E su cosa verte la conversazione? Su chi è l'ospite e cosa vuole. Ma di nuovo? Non ho l'Alzheimer, sai? Dopo le frivole ciance in italiano stentato, ecco che Mikeligna si illumina come una lampadina a basso consumo ed esclama il nome della nail art che eseguirà per la sua allieva. Inutile dire che il nome non ha il benchè minimo significato nè in inglese, nè in italiano, nè in nessuna altra lingua. Probabilmente accosta le prime tre parole in inglese che le vengono in mente.
A questo punto una voce fuori campo ci informa di quali siano gli "ingredienti" per la nail art in questione. L'elenco è lungo come la lista della spesa per il cenone di Capodanno. Solitamente vengono menzionati smalti e strumenti di cui io ignoravo completamente l'esistenza fino a 10 secondi prima, ma questo forse è un mio problema di ignoranza incolmabile. Dopo l'occorrente, vengono citate le caratteristiche dell'opera d'arte: tempo di esecuzione, colore dominante, lunghezza ottimale delle unghie. I tempi di esecuzione sono calcolati basandosi su una come Mikeligna, che nella sua vita cambia più nail art che mutande. La donna media impiega almeno il triplo del tempo, senza contare le ore passate alla ricerca (estenuante) dell'occorrente.
Ma ecco che, finalmente, inizia la pubblica umiliazione dell'agnello sacrificale. Eh si, perchè Mikeligna non ti fa la manicure. Mikeligna ti "insegna" a fartela da sola. Iniziano velati insulti alle unghie ingiallite, rimproveri per aver steso lo smalto troppo vicino alle cuticole e piccole critiche all'operato della malcapitata. Il tutto intervallato da blandi tentativi di fare conversazione e da consigli non richiesti. Ma ecco che, dopo aver sudato sette camicie e aver usato 10 smalti diversi, la manicure è completata. Ovviamente l'opera è completata solo in una mano. Per fortuna non ti umiliano al punto di far vedere al mondo quanto te la cavi male con la mano sinistra.
Dopo che il pubblico ha avuto modo di constatare che la nail art di Mikeligna è di qualità nettamente superiore rispetto a quella dell'ospite, ecco che l'allieva si spreca in lodi alla manicure dal dubbio gusto creata appositamente per lei dalla sua irraggiungibile maestra. A questo punto viene consegnata all'allieva una scatola con tutto l'occorrente per ripetere questa mirabolante opera d'arte prima dell'evento per cui è stata appositamente pensata. Segue qualche minuto dedicato alla rubrica "Tutti mi chiedono.." in cui Mikeligna risponde alle domande che più frequentemente le vengono poste (non si sa bene da chi), poi il tutto riparte con la seconda e ultima vittima della puntata.
Quello che mi chiedo io è: quante donne che vedono questo programma hanno le capacità, il tempo, la voglia e soprattutto i soldi per replicare le "meravigliose" creazioni di Mikeligna? Quante donne sono disposte a sprecare un'ora della loro giornata per una nail art che si rovinerà esattamente 5 secondi dopo averla completata? E soprattutto, quante donne hanno un'ora di tempo da sprecare in simili attività?

martedì 22 ottobre 2013

Cucina tu che cucino anche io

Benedetta Parodi sbarca su Real Time. Adesso sì che la mia vita ha un senso. Questa notizia mi riempie di gioia e di gaudio. Quella donna ultimamente cambia più reti televisive che mutande. Pare che adesso l'ex regina di "Cotto e mangiato" si lancerà nella conduzione di un programma in cui i concorrenti si sfidano a suon di dolci. Meno male, ci voleva proprio un talent show in ambito culinario. Ne sentivamo proprio l'esigenza.
Non ho niente contro la Parodi, per la carità. Non sono una di quelle persone che la disprezza perchè usa ingredienti surgelati o perchè partorisce ricette alla portata di tutti. Anzi, questo è uno dei motivi per cui la apprezzo. Però, posso dire che mi sono veramente stancata? Ne ho piene le tasche di vedere programmi di cucina a ogni ora del giorno e della notte su qualsiasi canale.
Tra torte di plastilina e porzioni inesistenti io non so più che pesci pigliare. Si sfidano i cuochi professionisti. Poi si sfidano i non professionisti. Poi si sfidano i bambini. Quando hanno finito i cuochi arrivano i pasticceri. Pasticceri professionisti che fanno torte giganti. Pasticceri non professionisti (ma che vorrebbero esserlo) che sfornano torte dalle fattezze improbabili. Pasticceri non professionisti che sfornano vagonate di biscotti.
Che poi quello che mi fa andare in bestia, oltre al fatto che ogni volta che vedo cucinare qualcosa in tv mi viene fame, è la questione degli sprechi. Uno che gridando "Questa è merda!" butta i piatti in terra. L'altro che se vede una torta non perfettamente decorata come minimo la rigira nel cestino dell'immondizia. In alcuni casi la fa addirittura esplodere. Oppure la fa distruggere con una ruspa. Ma ce la fate? La mamma non ve l'ha detto che ci sono i bambini che muoiono di fame? O che non si dice "Mi fa schifo" prima di aver assaggiato quello che si ha nel piatto? La torta per il matrimonio di Pinco&Pallino è pressochè orribile? Pazienza, sono sicura che alla mensa dei poveri la apprezzerebbero lo stesso. Che poi per far esplodere una torta sprechi anche dei soldi per comprare l'esplosivo. Non mi sembra una genialata.
Vi prego, smettete di torturarci facendoci vedere piatti prelibati che finiscono nella pattumiera. E soprattutto evitate, dopo i programmi di cucina, di farci vedere attrici emaciate e modelle scheletriche. O cuciniamo o dimagriamo. Un po' di coerenza, no?

giovedì 3 ottobre 2013

Non aprite quell'armadio

Oggi voglio parlare di Carla. Carla di Carla&Enzo. Carla senza Enzo. Adesso non se ne sta più nel comodo loft con l'amico gay che ogni donna vorrebbe. No, adesso fa servizio a domicilio. Cito testualmente: "vengo a casa vostra, apro il vostro armadio e trasformo il vostro guardaroba in un guardaroba perfetto". E io ti dico: ma anche no!
Andiamo con ordine. La fashion victim di turno, che è sicuramente più victim che fashion, manda un videomessaggio mal recitato per chiamare Carla in suo soccorso. Un videomessaggio carico di quel pathos che solo le vittime di Real Time riescono a trasmetterci. Car-la-ti-pre-go-ho-bi-so-gno-di-aiu-to. Se lo facessero dire alla voce registrata delle stazioni si percepirebbe più sentimento. Carla, che non è insensibile a queste commuoventi richieste d'aiuto, arriva portandosi dietro la sua sarta di fiducia. Enza. No, non sto scherzando. Si chiama proprio così. Secondo me è un nome d'arte creato ad hoc. Fa molta tenerezza. Vestita con un camice da macellaio e loquace quanto il servo muto di Zorro. O forse anche meno.
La vittima designata conduce quindi Carla nella stanza degli orrori. E qui Carla compie le sue consuete magie. Propone di indossare due vestiti uno sopra l'altro. Suggerisce nuovi utilizzi per capi che erano demodè già negli anni '90 e che non sono mai tornati di moda. Abbina fantasie che fanno a pugni più di Bud Spencer e Terence Hill. Insomma, i soliti miracoli di Carla. Poi ti mette a posto l'armadio (l'unica nota positiva) dividendo i capi in tre occasioni d'uso. Anche se non si capisce dove vada a finire la maggior parte degli abiti. Se prima il tuo armadio era traboccante di vestiti, alla fine ti ritrovi con 4 outfit per ogni occasione d'uso. E un fantastico bloc notes con delle fotografie che servono, ovviamente, a ricordarti cosa devi abbinare e come. Nel caso ti venisse un'amnesia post-traumatica.
Quello che mi chiedo è perchè hanno chiamato questo programma "Guardaroba perfetto". Visti i risultati finali sarebbe stato più adatto "Non aprite quella porta". Un implicito invito a non far entrare in casa Carla. Giusto per mettere in guarda le potenziali vittime. No?

lunedì 30 settembre 2013

Ossessioni surreali 2.0

Dopo aver visto, senza perdermi una puntata, due intere stagioni di "Io e la mia ossessione", portando mia madre a ossessionarsi per le ossessioni (tranquilli, ho già preso contatti con uno psicologo), mi sento di doverlo ammettere. Mi sono sbagliata.
A una prima occhiata, questo programma mi sembrava totalmente assurdo. Così assurdo da essere inventato. Adesso mi sono ricreduta. E' troppo assurdo anche per essere stato inventato. La realtà supera sempre la fantasia. Soprattutto, ho visto espressioni di sconvolgimento nei parenti degli ossessionati che neanche l'attore più bravo del mondo sarebbe in grado di fare a comando. Se quelli sono attori, dovete consegnare un Oscar a ognuno di loro.
Posso dire di aver visto davvero di tutto. Un uomo che intratteneva una relazione sentimentale e sessuale con la sua macchina. Un ragazzo innamorato di un drago gonfiabile. Una tizia che sniffava borotalco a cucchiaiate. Ho visto persone mangiare scotch, terra, argilla. Ne ho viste altre bere sangue, benzina, smalto per unghie. Io credo che nessuno possa inventarsi delle cose del genere. Quella è la dura e cruda realtà. L'ennesima esibizione delle tragedie altrui.
In tutto questo, la mia stima va ai medici che si vedono arrivare davanti questi soggetti. Tanto per cominciare riescono a mantenere un'espressione seria e impassibile di fronte a certe dichiarazioni. Secondo me li avvertono prima. Giusto per evitare che scoppino a ridere in faccia al pazzo di turno. Poi ammiro la loro freddezza quando, per dimostrare che fare quella cosa fa male, prescrivono degli esami e gli esiti sono negativi. Come fai a convincere uno che mangiare argilla fa male se il suo intestino è più sano e regolare di quello di un vegetariano? A me darebbe sui nervi. Questi soggetti hanno bisogno di vedere la morte in faccia per capire che sbagliano. E alla fine tanti rimangono comunque ossessionati e convinti di essere nel giusto.
Stabilito che tutto ciò è reale, io credo che bisognerebbe fare qualcosa di più per aiutare queste persone. Qualcosa di più concreto che sbatterle in TV per i loro 15 minuti di gloria. O di messa in ridicolo. Dipende dai punti di vista.

mercoledì 25 settembre 2013

Quando il gioco si fa duro

L'altra sera mi sono imbattuta nella puntata finale de "Il Boss delle torte - la sfida". Pur non amando i reality, perchè mi sembra di guardare le scimmie allo zoo, non mi dispiace vedere questi programmi in cui i concorrenti devono fare qualcosa: cucinare, cantare, decorare torte, confezionare abiti.
A un certo punto una delle concorrenti, nell'ottica del "sono qui per vincere", ha nascosto le teglie in modo che le altre rimanessero senza. Abbastanza scorretto, no? Beh, aspettate di sentire cosa ha fatto dopo. Poichè non c'era nessuno a sorvegliare i forni, ha avuto la bella idea di alzare di 20 gradi la temperatura dei due forni in cui una delle sue avversarie stava facendo cuocere i biscotti. E poi nell'intervista in privato se ne vantava. La sua avversaria alla fine ha perso la sfida ed è andata a casa. Ma la cosa veramente assurda è che, sempre nell'intervista in privato, ha dichiarato "Mi dispiace che sia stata eliminata, quando vedrà cosa ho fatto si arrabbierà, ma sono sicura che mi capirà e mi perdonerà, dopotutto siamo amiche!" Chissà se foste state nemiche cosa avresti fatto. Magari le avresti amputato una mano.
Io capisco che non si possa essere veramente amici di quelli che poi, alla fin fine, sono i tuoi avversari. Soprattutto se in palio ci sono 100.000 dollari e un posto di lavoro. Però nella vita bisognerebbe essere almeno corretti. Sono capace anche io a vincere le sfide così. Potrei sfidare Bolt sui 100 metri e poi sparargli in un piede alla partenza. O fare una gara di cucina con Cracco e sostituirgli il barattolo del sale con quello dello zucchero. Ma che senso ha?
Quello che mi rincuora è che alla fine quella tizia non ha vinto. Nonostante una pietosa scena di autocommiserazione che aveva quasi convinto tutti. Se non altro non è passato il messaggio che il fine giustifica i mezzi. Altrimenti nella prossima edizione i concorrenti potrebbero arrivare armati e sparare agli avversari. Svolgendosi in America non è neanche una previsione così lontana dalla realtà. Se non altro risparmierebbero sulle puntate. In una o due serate si risolverebbe tutto. Insomma, lo dicevano anche i Romani "mors tua, vita mea". E loro si che erano avanti. Anche se non avevano ancora inventato i reality.

mercoledì 18 settembre 2013

L'uomo che sussurrava alle galline

Gli uomini arrivano a un momento della loro vita in cui si sentono in dovere di dare una svolta alla loro esistenza. E così c'è chi si compra la moto, chi si trova un'amante, chi chiede il divorzio, chi si fa un tatuaggio, chi si inventa un nuovo passatempo.
Questo vale per le persone "comuni". Gli uomini di spettacolo e gli attori, che le soddisfazioni se le sono tolte in gioventù, si dedicano a una vita più "tranquilla". E così Bud Spencer è passato dai fagioli in scatola alla cucina regionale condita con qualche mistero da risolvere, mentre Terence Hill si è lasciato alle spalle le scazzottate per celebrare le Messe tra un omicidio irrisolto e l'altro. Insomma, l'equivalente della pensione.
Quello che mi preoccupa, però, è Banderas. Lo stiamo perdendo. E' passato dai sexy balli da sala a giocare a dama con una gallina. Se prima prestava la voce al gatto con gli stivali, adesso parla con una macina. Ormai ha preso la residenza in un mulino sperduto tra i campi e se ne va girando con la farina tra i capelli per mimetizzare i primi fili bianchi. Anche i braccianti lo prendono per il culo, pur scroccandogli il pranzo. I momenti più esaltanti della sua giornata sono le riflessioni sulla legge di Murphy con la colf. Che poi io per lui mi sarei immaginata una avvenente ragazza dell'Est o una caliente spagnola. Non la degna discendente della Perpetua di don Abbondio.
Certo, la colpa non è la sua. Si deve pur lavorare per vivere. Però rifilargli un lavoro del genere è sadismo puro. Ormai ne sono certa, è stato un uomo. Si si, il pensatore di quegli spot pubblicitari è sicuramente un uomo. Nessuna donna avrebbe piazzato il povero Antonio in situazioni simili.
Io credo che dovremmo fare qualcosa. Una petizione. Un appello. Una manifestazione pacifica. Dobbiamo recuperarlo prima che sia troppo tardi. Ormai ha sfornato il pane più buono, i biscotti più magri, le fette biscottate più spesse. Ha sfornato più dolci lui in pochi mesi che Buddy Valastro in tutta la sua vita. Un giorno o l'altro potrebbero metterlo a correre dentro la ruota del Mulino come un criceto. E a quel punto l'avremo perso per sempre.

domenica 15 settembre 2013

La mercificazione dell'uomo

Quest'anno "Striscia la notizia" ci stupirà piazzandoci due fusti in mutande al posto delle solite veline sculettanti. La popolazione femminile e la comunità gay ringraziano. Gli uomini si stanno già strappando i capelli. Prevedo un calo di audience. E un aumento della calvizie.
Dopo anni di giovani donne con più tette che cervello, si cambia. Adesso saranno gli uomini a fare la figura dei minorati mentali. Era ora. Mi dispiace solo che stiano facendo i provini a porte chiuse. Per le veline facevano sempre tutto quel trambusto girando tutta l'Italia, mentre per i velini neanche uno show in seconda serata. Dove le mettiamo le pari opportunità? Dovremmo dare agli uomini il diritto di farsi prendere per fessi da tutta Italia, così come abbiamo fatto per anni con le veline e le velone.
Pare che a una settimana dal bando si siano presentati già in 400 ai provini. Qualche diplomato, qualche studente universitario. Qualcuno era addirittura laureato. Tutti comunque sono impalliditi alla domanda "Qual è l'ultimo libro che hai letto?". Beh, come biasimarli. Vi sembrano domande da fare a dei ragazzi seri e volenterosi? Vogliamo veramente andare a rovistare nella loro privacy in questo modo? A me non sembra proprio il modo di trattare degli onesti lavoratori. Non sono proprio domande da fare. Che modi!
Non ho ancora deciso se mi fanno tenerezza o compassione. Uno è padre di un bambino di 10 mesi e da quando è padre ha smesso di fare il modello per cercare un lavoro "onesto". Ecco, credo abbia sbagliato indirizzo. Un altro è così convinto della sua scelta che non ha avuto il coraggio di dire al padre dove era diretto quando è uscito di casa. Complimenti per la coerenza. Un terzo ha dichiarato che fino a 5 anni fa non parlava nemmeno l'italiano. No, non è straniero, è salernitano.
Non ho mai apprezzato la presenza delle veline. Anzi, l'ho sempre trovata squallida e inutile. Uno specchietto per le allodole, un'esca per maschi sottosviluppati, una mercificazione del corpo della donna. Ma nessuno ha mai detto che sarebbe stato un ruolo meno degradante se l'avesse svolto un uomo. Inoltre speravo che non ci fossero uomini disposti a vendersi come oggetti. Pensavo foste diversi. Pensavo che la dignità appartenesse a tutti e non solo ad alcuni. E invece mi sbagliavo. Che delusione.

lunedì 15 luglio 2013

Ossessioni surreali

Ieri sera, durante il mio zapping serale, mi sono imbattuta in un programma di cui avevo già sentito parlare ma che non avevo mai avuto il piacere di vedere. Ora che l'ho visto sento che la mia vita è cambiata. Ma non in meglio.
Il programma in questione si chiama "Io e la mia ossessione" e viene trasmesso su Real Time. Come dice il nome, parla di gente ossessionata. Molto ossessionata. Una donna che si ciba di croccantini per gatti, una che si beve lo smalto per unghie, un'altra che annusa compulsivamente la naftalina e infine una che si scava nelle orecchie con oggetti appuntiti. Credo che anche voi troviate tutto ciò molto inquietante.
Non voglio di certo sindacare sulla gravità di queste ossessioni. O sul disagio psicologico che ci sta dietro. Ma ci sono alcuni aspetti di questo programma che mi lasciano quantomeno perplessa. Certe situazioni non possono essere reali. Sono montate ad arte.
La puntata inizia con la tizia in questione che mette in pratica la sua ossessione. Ossessione di cui non sa niente nessuno o comunque solo un paio di persone ne sono a conoscenza. Perfetto. Quindi chi ha chiamato la televisione per fare le riprese? L'ossessionato in persona? E perchè non è andato subito da uno psicologo?
Successivamente la tizia confessa l'ossessione a un amico o a un parente. Si trovano a casa dell'ossessionata o in un bar e ne parlano. Quando l'amico arriva ci sono già le telecamere. Ma tu, se la tua migliore amica ti invita a prendere un caffè e ti trovi una troupe televisiva dentro al bar non ti fai delle domande? Non ti chiedi che cosa sta succedendo? Beh, questa gente non se lo chiede.
A questo punto la protagonista confessa: "mi scavo nelle orecchie da 20 anni" oppure "mi cibo solo di croccantini per gatti". Praticamente sgancia una frase della portata della bomba atomica. E quello che la ascolta cosa fa? Rimane impassibile. E risponde "forse dovresti andare da un medico". Forse, eh! Non ne siamo ancora del tutto certi. Praticamente la stessa reazione che si avrebbe di fronte a una che ti dice "ho il ciclo irregolare".
Secondo me quei dialoghi sono combinati. Ma purtroppo le ossessioni sono reali. Forse sarebbe meglio se consultassero uno psicologo per conto loro, invece di andare a fare i fenomeni da baraccone in televisione.

mercoledì 3 luglio 2013

Piccoli grandi chef

L'hanno fatto nel Regno Unito. L'hanno fatto negli USA. L'hanno fatto persino in Australia. Noi in Italia non potevamo astenerci. Non potevamo di certo rimanere indietro. E così arriverà anche da noi Junior Masterchef. Se non ho capito male, verrà trasmesso a dicembre su Sky 1.
Tanti piccoli genietti dei fornelli invaderanno il piccolo schermo. A giudicarli, per loro fortuna, non ci saranno i tre titani della versione per adulti del programma. A quanto pare a Sky si sono messi una mano sulla coscienza e una sul cuore. Cracco e Bastianich avrebbero traumatizzato quei poveri bambini facendone degli psicopatici. Il genere di psicopatico che al mattino si sveglia e fa una strage. Per fortuna a giudicarli saranno Barbieri, Borghese e Lady Bastianich (la mamma di Joe). Chissà se li hanno scelti in base al cognome. Me li immagino, quelli di Sky, che prendono la guida del telefono e iniziano a chiamare a tappeto alla ricerca di uno chef disponibile a giudicare dei marmocchi. Beh, se hanno fatto così hanno avuto fortuna: non sono neanche dovuti arrivare alla C. Un buon risultato.
Premettendo che parlo per invidia, dato che a malapena so cucinare due uova strapazzate, la cucina non mi sembra un hobby salutare per un bambino. Tanto per cominciare, la cucina è potenzialmente piena di pericoli. I coltelli, l'olio bollente, il forno. Non mi sembrano giochi adatti a dei bambini di 10 anni. Soprattutto se poi succede come nella puntata di Junior Masterchef Australia in cui il forno ha preso fuoco e sono dovuti intervenire con un estintore. Ma i vecchi e sani bambini che si sbucciavano le ginocchia giocando a pallone o andando in bicicletta dove sono finiti? Sono stati cucinati dai piccoli aspiranti Masterchef e mangiati da Joe Bastianich?
Che poi, quando chiedono ai piccoli mostri da chi hanno imparato a cucinare, la risposta è sempre la stessa: guardando la mamma e/o la nonna. Ma che nonne avete? Io non ci credo che tua nonna ti ha insegnato a fare il carpaccio di salmone marinato al limone con riduzione di aceto balsamico. Eh no, cocco. Non me la dai a bere. Quella non è una cucina "da nonna". Posso capire le tagliatelle, la torta di mele, il risotto, il ragù. Ma tutti quegli impiattamenti tutto fumo e niente arrosto mia nonna te li tirerebbe dietro.

mercoledì 12 giugno 2013

La giusta via di mezzo

Arrendiamoci, siamo circondati. Siamo circondati dal cibo in TV. Nel bene e nel male. Nella buona e nella cattiva sorte. In salute e in malattia. Io e il mio stomaco chiediamo pietà. Ormai ho fame a tutte le ore del giorno a forza di vedere cibo più o meno sano che mi scorre davanti agli occhi.
Ormai basta accendere la televisione a una qualsiasi ora e fare un po' di sano zapping per trovare almeno un programma che parli di cibo. E attenzione, ho detto cibo. Non ho detto cucina. Si, perchè se prima c'erano Antonella Clerici e Benedetta Parodi a farci venire l'acquolina in bocca, adesso i programmi pro-cibo dividono il palinsesto con i programmi anti-cibo. Programmi in cui uno o più obesi, con l'aiuto di uno o più esperti, intraprendono la strada del dimagrimento e dell'alimentazione sana.
Non fraintendetemi, apprezzo moltissimo questi programmi. Adoro vedere i concorrenti di Masterchef che si destreggiano ai fornelli o il Boss delle torte che crea meraviglie ipercaloriche. Mi appassiono moltissimo alle sfide improponibili di Man vs Food e amo il cibo di strada di Street Food. E che dire della gioia dei piccoli e grandi obesi che riescono a dimagrire e a sentirsi bene con se stessi? Impareggiabile.
Però sembra di essere in un conflitto armato. Da una parte pasticceri e chef più o meno professionisti che creano meraviglie dolci e salate. Dall'altra personal trainer che farebbero impallidire un nazista. Da un lato esperti di cibo di strada e uomini che si lanciano in sfide contro il cibo. Dall'altro intere famiglie oversize e dietologi pronti a dichiarare guerra ai grassi saturi.
Suppongo che questi programmi siano pensati per un determinato target di pubblico. Alle persone magre e in salute insegnate a cucinare e a quelle extralarge e piene di acciacchi insegnate a dimagrire. Giusto? Sono sicura che l'intento sia quello. Però non sono sicura che le cose vadano davvero così. Secondo me va a finire che Masterchef e Torte in corso vengono guardati da chi in realtà avrebbe bisogno di guardare Tesoro, salviamo i ragazzi! e The biggest loser. Mentre i consigli per un'alimentazione sana vengono seguiti da chi avrebbe bisogno di una dieta all'ingrasso. Va sempre a finire così. E' difficile trovare la giusta via di mezzo. Soprattutto quando si tratta di cibo.

lunedì 3 giugno 2013

(Ir)Reality

Fino ad adesso ho fatto finta di crederci. Ho spento il cervello e mi sono convinta che in tutto ciò ci fosse un fondo di verità. Ma adesso stiamo esagerando e quando è troppo è troppo. Ho fatto finta di credere che in tempi di crisi ci fosse gente con milioni di euro da spendere per una lussuosa villa per le vacanze. Ho fatto finta di credere che fosse possibile cercare casa "disperatamente" avendo a disposizione un budget pressochè illimitato e affidarsi a Crudelia De Mon invece che a una normale agenzia immobiliare. Ho fatto finta di credere che fosse possibile che un ragazzo spendesse non so quante decine di euro per commissionare una torta al mago del cake design nel tentativo di conquistare una ragazza conosciuta in biblioteca. Ho fatto finta di credere che fosse possibile che certa gente non fosse ancora stata interdetta per come andava in giro conciata prima dell'intervento di Enzo&Carla. Ma adesso non posso più fingere.
Non posso non notare la voce da automa del protagonista di turno che dice "Cia-o-Car-la-è-un-pia-ce-re-co-no-scer-ti!". Non posso non notare le scenette con le gaffes di conduttori e partecipanti al programma alla fine della puntata. Non posso non notare che i dialoghi tra Enzo e i maschi preistorici che affollano il suo programma sono provati e riprovati fino alla nausea.
E' vero che non si possono mettere delle persone "normali" a improvvisare davanti a una telecamera. E' vero che bisogna avere un copione di base per stare dentro ai tempi del programma. E che anche i conduttori migliori possono sbagliare. Quello che trovo ingiusto è il volerci propinare delle cose messe su ad arte senza sforzarsi troppo per farle sembrare realistiche. I programmi sono belli, per la carità. E sicuramente sono un ottimo spunto di conversazione quando non si sa più di cosa parlare. Ma se cercaste di farli risultare meno finti ve ne saremmo grati, davvero. Vogliamo continuare a vivere nell'illusione che tutto questo sia reale per distrarci un po' dai nostri realissimi problemi.