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lunedì 7 ottobre 2013

Solidarietà femminile

Poteva essere l'ennesima tragedia. Poteva esserci l'ennesima vittima. L'ennesima vita stroncata. Potevano esserci gli ennesimi bambini figli di uno stalker e di una madre perseguitata. E invece no. Una mamma ha evitato che la tragedia si consumasse.
Il nostro caro stalker è rinchiuso ai domiciliari a casa di mamma. E' una persona davvero adorabile. Così adorabile che gli hanno tolto la patria potestà sui figli in seguito a ripetuti episodi di violenza domestica. Un agnellino, insomma. La moglie, o meglio ex moglie, sta cercando di rifarsi una vita in una città a pochi km di distanza. E nel rifarsi una vita è compreso un nuovo partner. Ma l'ex marito non lo accetta. La donna viene perseguitata. Chiamate, messaggi, minacce. La cerca anche sul lavoro, cerca di convincerla a ritirare la denuncia per stalking. Un inferno. E se per uscire dall'inferno basta ritirare la denuncia, allora lei è disposta a farlo. Va dai Carabinieri. E lì crolla: si sfoga, racconta tutto.
Una sera lo stalker esce di casa con un coltello in mano deciso a farla fuori. Se non ti posso avere io non ti può avere nessun altro. La solita solfa. Che importa poi se i nostri figli rimangono orfani. Che importa se vado in galera. L'importante è fargliela pagare. Ed ecco che interviene la mamma. Appena lui esce di casa, fa una cosa che richiede molto coraggio. Prende il telefono e chiama l'ex nuora. "Attenta, mio figlio sta venendo a ucciderti. Fai qualcosa, hai già sofferto troppo per colpa sua." Parole difficili da pronunciare per una madre. E così la donna chiama i Carabinieri. Intanto l'ex marito torna a casa della mamma. Evidentemente non era abbastanza arrabbiato. La donna ritelefona all'ex nuora. Pericolo scampato. Ma ormai i Carabinieri sono intervenuti. Lo vanno a prendere a casa della madre. Revocati gli arresti domiciliari, deve tornare in carcere. Fine dei giochi.
Per stavolta è andata bene. La donna è salva e per un po' potrà dormire sonni tranquilli. Tutto questo grazie a un'altra donna. Una mamma. Una mamma che ha protetto suo figlio da se stesso e dalle azioni che avrebbe potuto commettere. Una mamma che ha salvato una vita. La mamma è sempre la mamma e se tutte le mamme fossero così il mondo sarebbe migliore.

giovedì 3 ottobre 2013

Non aprite quell'armadio

Oggi voglio parlare di Carla. Carla di Carla&Enzo. Carla senza Enzo. Adesso non se ne sta più nel comodo loft con l'amico gay che ogni donna vorrebbe. No, adesso fa servizio a domicilio. Cito testualmente: "vengo a casa vostra, apro il vostro armadio e trasformo il vostro guardaroba in un guardaroba perfetto". E io ti dico: ma anche no!
Andiamo con ordine. La fashion victim di turno, che è sicuramente più victim che fashion, manda un videomessaggio mal recitato per chiamare Carla in suo soccorso. Un videomessaggio carico di quel pathos che solo le vittime di Real Time riescono a trasmetterci. Car-la-ti-pre-go-ho-bi-so-gno-di-aiu-to. Se lo facessero dire alla voce registrata delle stazioni si percepirebbe più sentimento. Carla, che non è insensibile a queste commuoventi richieste d'aiuto, arriva portandosi dietro la sua sarta di fiducia. Enza. No, non sto scherzando. Si chiama proprio così. Secondo me è un nome d'arte creato ad hoc. Fa molta tenerezza. Vestita con un camice da macellaio e loquace quanto il servo muto di Zorro. O forse anche meno.
La vittima designata conduce quindi Carla nella stanza degli orrori. E qui Carla compie le sue consuete magie. Propone di indossare due vestiti uno sopra l'altro. Suggerisce nuovi utilizzi per capi che erano demodè già negli anni '90 e che non sono mai tornati di moda. Abbina fantasie che fanno a pugni più di Bud Spencer e Terence Hill. Insomma, i soliti miracoli di Carla. Poi ti mette a posto l'armadio (l'unica nota positiva) dividendo i capi in tre occasioni d'uso. Anche se non si capisce dove vada a finire la maggior parte degli abiti. Se prima il tuo armadio era traboccante di vestiti, alla fine ti ritrovi con 4 outfit per ogni occasione d'uso. E un fantastico bloc notes con delle fotografie che servono, ovviamente, a ricordarti cosa devi abbinare e come. Nel caso ti venisse un'amnesia post-traumatica.
Quello che mi chiedo è perchè hanno chiamato questo programma "Guardaroba perfetto". Visti i risultati finali sarebbe stato più adatto "Non aprite quella porta". Un implicito invito a non far entrare in casa Carla. Giusto per mettere in guarda le potenziali vittime. No?

martedì 1 ottobre 2013

Su e giù da un autobus

A tutti sarà capitato almeno una volta di prendere un autobus o un pullman di linea. E a tutti sarà capitato almeno una volta di odiare i suddetti mezzi di trasporto. A me è capitato più di una volta. Diciamo che in genere non passa un viaggio, per quanto breve esso sia, senza che qualcosa mi dia letteralmente sui nervi.
Le simpatiche signore che, vedendoti davanti alla porta, si sentono in dovere di tirarti per la manica e chiederti "Scende?" No signora, mi hanno assunto come ragazza immagine. Sto davanti alla porta per attirare clienti su questa linea. Ma secondo te, cosa sto facendo davanti alla porta? Conto le persone alle fermate? Oppure le vecchiette traballanti che, fiutando un posto libero, si lanciano con uno scatto alla Usain Bolt e travolgono tutti i loro possibili avversari. Un miracolo. Da donnina col bastone a centometrista. Una volta mi sono anche presa un'ombrellata sul braccio. Eh si, avevo osato tenermi allo schienale del sedile occupato da una simpatica nonnina intenta ad andare a fare mercato. Poi siamo noi giovani quelli maleducati.
Invece, quando mi capita di prendere un pullman di linea, generalmente trovo sempre l'autista che è stato premiato come dipendente più simpatico dell'anno. Io salgo, saluto educatamente e sorrido. Lui grugnisce. Io gli chiedo un biglietto per la mia destinazione. Lui grugnisce. Nella migliore delle ipotesi cerca di esprimere, rigorosamente a grugniti, il costo del biglietto. Ovviamente io non ho mai, ma proprio mai, i soldi giusti. Ed ecco che allora Mr Simpatia mi fulmina, prende schifato il denaro e, sempre grugnendo, mi chiede se non ho della moneta. No, tesoro. Non ce l'ho la moneta. Se ce l'avessi avuta, te l'avrei data subito. Non prendo il pullman apposta per farmi cambiare i 20 euro. Il culmine l'abbiamo raggiunto il giorno in cui, miracolosamente, avevo i soldi giusti. Tutta fiera salgo sul pullman e metto nelle mani del simpatico autista una serie di monetine accuratamente preparate nella lunga attesa alla fermata. Ovviamente, i soldi non gli andavano bene perchè erano tagli troppo piccoli. Guarda, se mi dici che maledette monetine vuoi, mi organizzo e le produco un attimo a casa. Intanto a casa mia i soldi crescono sugli alberi. Facciamo un patto, io mi impegno a portarti i soldi giusti e tu ti impegni a non grugnire. Credi di potercela fare?